Domenica d’agosto è una commedia del 1950 in bianco e nero diretto da Luciano Emmer. Il film, come dice il titolo stesso, è ambientato in una calda domenica di Agosto nella quale, tra Roma e il Lido di Ostia, si intrecciano le vite di vari personaggi.

La pellicola, di per sé, non vuole narrare una storia univoca, quanto piuttosto offrire uno spaccato di quotidianità verticale, racchiuso però in un univoco scenario oscillante tra le onde di Ostia e l’afa di Roma. Per questo, alla fine del film, nessun personaggio o nessun episodio trionferà su un altro però tutti regaleranno la stessa sensazione di essere stati piacevolmente trasportati (a posteriori) indietro nel tempo, con la certezza della fedeltà di riprese autentiche, garantite dall’anno di produzione.

Infatti, come sottolinea Il Morandini, dizionario enciclopedico di cinema pubblicato da Zanichelli: “Rivisto oggi, piace di più, forse, come testimonianza d’epoca che per le sue qualità intrinseche.”

E’ dunque indubbiamente una piacevole fotografia di un’epoca di cui, noi giovani, abbiamo soltanto dei contorni inventati, costruiti da racconti, testimonianze, letture e perché no, altri film.

domenica d'agosto di luciano emmer
Franco Interlenghi ( Enrico) e Anna Baldini ( Marcella) in una scena del film.

Può quindi stupire e divertire l’irriverenza di Marcella nell’ingannare la cugina pur di provarci con Enrico, un aitante giovane che, sul bagnasciuga della Vecchia Pineta, stabilimento balneare per ricchi, finge di essere un uomo benestante; e lo stesso inganno porta avanti Marcella, creando un’attrazione basata su una menzogna reciproca. Ma sconvolge anche la leggerezza con cui Enrico abbandona il fratellino in spiaggia per seguire Marcella, cosa che, adesso, sarebbe da denuncia e servizi sociali. Può emozionare la vicenda amorosa che sembra proprio d’altri tempi tra Ercole e Rosetta, intenerisce l’affetto di Alberto per la figlia Cristina, che riprenderà dalla colonia scegliendo definitivamente tra lei e la compagna senza cuore e sicuramente rimane impressa la tragicità e l’iperbolicità sentimentale alimentata dall’orgoglio tra i fidanzati Luciana e Renato.

Piacevoli, in generale, i ruoli femminili che, nonostante la rigidità e la durezza di quei anni, si lanciano in sprazzi di autodeterminazione, facendosi valere. Ovviamente sono solo pochi accenni, tuttavia smuovono impercettibilmente un immaginario di austerità e sottomissione che, almeno la sottoscritta, ha ben impresso in mente.

Non a caso, proprio per i contenuti, la pellicola ha ricevuto un giudizio negativo dal Centro Cattolico Cinematografico, che lo definì “uno spettacolo poco edificante, con momenti di disgustoso esibizionismo.”

Domenica d’agosto ha ricevuto anche altre critiche: per i sostenitori del cinema inteso come impegno civile e politico, infatti, ha avuto la colpa di aver aperto la strada al vituperato neorealismo rosa. E’ proprio perché, invece, ha rappresentato «il trasferimento dell’esperienza neorealistica nella commedia di costume» offrendo nuove speranze in un avvenire che sorride nel post secondo dopoguerra, che si è guadagnato un posto tra i 100 film italiani da salvare.

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