Bellissima è un film del 1951 diretto da Luchino Visconti con protagonista Anna Magnani nei panni di Maddalena Cecconi, madre che sogna per la propria figlia un futuro di successo e agiatezza, lontano dalla miseria in cui vivono. La pellicola oltre ad aver fatto vincere il Nastro D’argento ad Anna Magnani come miglior attrice, è stato inserito nella lista dei 100 film italiani da salvare.

Bellissima – La verità dietro la macchina dei sogni

Ambientato nell’Italia dei primi anni ’50, il film ha inizio con l’annuncio che il regista Alessandro Blasetti è alla ricerca della “bambina più bella di Roma” per un ruolo nel suo prossimo film “Oggi, domani, mai”. Fra la folla di madri che assediano i cancelli di Cinecittà c’è anche Maddalena Cecconi con sua figlia Maria (Tina Apicella). Da qui ha inizio una narrazione che vede come assoluta protagonista delle scene Anna Magnani (Roma città aperta, Mamma Roma), inconfondibile nella sua recitazione.

Decisa a dare alla propria figlia una vita agiata e/o di riscattare la propria, Maddalena si invischia in una serie di raccomandazioni, debiti e false promesse, aggrappandosi ad una speranza che con il proseguire della narrazione si trasforma in un’illusione. Nel susseguirsi delle vicende sono diversi i momenti ed i personaggi che anticipano questa rivelazione, dalla truffa di Annovazzi (Walter Chiari) o dall’incontro con la giovane impiegata nello studio di registrazione a Cinecittà, Iris.

In queste scene e in molte altre viene sottolineata la forza di volontà data dalla speranza di un cambiamento in una condizione migliore, come ad esempio il discorso di Annovazzi sulla riva del fiume (“Mia madre, tutte le cose alle quali ha rinunciato le ha tradotte in speranze per me“) o l’ultima frase che Maddalena riesce a dire prima di essere cacciata dalla sala di proiezione (“Non mi mandi via così, senza una speranza!“). E proprio in quest’ultimo momento che la protagonista comprende che che la fabbrica dei sogni è fatta di illusioni o tutt’al più, di casi fortuiti. Dopo questa presa di coscienza, Maddalena non è più disposta ad accettare queste condizioni e dimostra la propria consapevolezza in un finale che, seguendo i toni tipici del melodramma ristabilisce un equilibrio familiare.

Anna Magnani e Tina Apicella

Bellissima – Il neorealismo di Visconti

Nonostante il nome di Luchino Visconti sia indissolubilmente legato alla corrente del Neorealismo, questo film in particolare mette in risalto il suo distacco (almeno ideologico) dalla corrente novecentesca e dal collega Zavattini. Certo le ambientazioni e i personaggi sono caratterizzati da forti elementi neorealisti: la vita di borgata, la scelta di usare persone che interpretano loro stessi all’interno del film (il regista Blasetti o la giovane impiegata Iris) sono elementi che troviamo anche in altre opere del genere. Ma non devono essere trascurate le implicazioni ideologiche che derivano da alcune scene, come quella in cui Maddalena riflette sulla recitazione (Eh in fondo che è recità?..Se io mò mi credessi d’esse n’altra, ecco che recito) o il dialogo con Iris. E come se venisse messo sotto accusa il Neorealismo stesso, dimostrando con le vicende del film che non è sufficiente coincidere con l’aspetto fisico o caratteriale di un personaggio per diventare attore. Non solo la vicenda narrativa, ma l’essenza stessa del film che si poggia principalmente sulle capacità di Anna Magnani dimostrano quest’intento.

Anche la presenza di alcuni elementi metaforici distacca l’opera dalla corrente neorealista: basti pensare al palco per le proiezioni all’aperto proprio nel cortile dei protagonisti, con il dialogo di Maddalena e suo marito Spartaco (Gastone Renzelli) a proposito del cinema, oppure con il profetico titolo del film di Blasetti “Oggi, Domani, Mai”.

Maddalena finge di recitare

Bellissima di Luchino Visconti è quindi un caposaldo della cinematografia italiana, un capolavoro non solo per la splendida interpretazione di Anna Magnani ma soprattutto per l’importanza artistica e storica che riveste.

Leggi anche: Polvere di stelle – Alberto Sordi, Monica Vitti e l’avanspettacolo

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here