Nel 2017 Jordan Peele fa il suo esordio come regista nel mondo del cinema horror. Il suo Get Out è subito un successo, garantendo a Peele l’Oscar per la Miglior Sceneggiatura Originale l’anno seguente.

Il film da vita a una serie di opere accomunate da stile e tematiche in comune, tutte originate dal mai superato conflitto razziale che pervade gli States. Dopo Get Out infatti Peele dirige Us (2019) e scrive la sceneggiatura di Candyman (2021), diretto da Nia DaCosta.

L’autore newyorkese è produttore, oltre che dei film già citati, anche del Blackkklansman (2018) di Spike Lee.

Get Out – La trama

Get Out ci porta fin da subito nel fulcro della questione razziale. Il film si apre con Andre Hayworth, un uomo afroamericano, che sta passeggiando da solo di notte. Tutto a un tratto viene avvicinato da una macchinata, dalla quale esce un uomo mascherato che lo aggredisce.

Qualche tempo dopo, entriamo nella vita di Chris e Rose, due giovani innamorati interpretati rispettivamente da Daniel Kaluuya e Allison Williams. Il primo, nero, è preoccupato che i genitori di lei, bianca, vengano spiacevolmente sorpresi dallo scoprire l’etnia del compagno della figlia nonostante le rassicurazioni di lei.

Chris e Rose decidono quindi di trascorrere il fine settimana dalla famiglia di lei in campagna. Chris viene subito accolto da Dean e Missy Armitage, il primo un neurochirurgo e la seconda un’ipnoterapista, come uno di famiglia. Tutto sembra perfetto ma Chris viene turbato dalla presenza dei due domestici neri di casa Armitage, i quali assumono uno strano comportamento.

Il giorno seguente, Chris vive un’esperienza ancora più inquietante. Ad una festa organizzata dagli Armitage vi è anche un giovane afroamericano, vestito come se fosse appena uscito dagli anni 50, il quale assomiglia molto ad una sua vecchia conoscenza scomparsa da tempo. Incuriosito gli scatta una foto di nascosto per inviarla ad un suo amico, ma si dimentica di togliere il flash.

Il ragazzo si blocca. Gli inizia a colare il sangue dal naso. Si gira verso Chris, lo afferra, e gli dice di scappare. È Missy Armitage a riportarlo ad un’apparente normalità dopo una seduta di ipnosi. Le cose per Chris iniziano a farsi sempre più inquietanti.

La critica di Peele ai liberal americani

Get Out si pone fin dalle scene iniziali come un film fortemente incentrato sulla questione razziale, ancora fortemente d’attualità negli Stati Uniti e perno anche delle successive opere di Jordan Peele. In particolare, in questo primo film il regista e sceneggiatore newyorkese si concentra su quella classe di bianchi privilegiati che a parole si dichiara contraria al razzismo e tollerante ma che poi, nel concreto, si crogiola nei diritti e nei privilegi acquisiti dopo secoli di continua oppressione della minoranza afroamericana.

Così gli Armitage si dichiarano fieri di aver votato per Obama ma si fanno servire da una coppia di domestici neri. Sono impressionati da Chris, ma più per il suo corpo e il suo essere nero che per la sua personalità. La tolleranza degli Armitage è puramente di facciata: utile per affascinare a far acclimatare l’ospite nero per poi sfruttarlo per i propri fini.

Quella di Peele è l’allegoria di quella parte di società americana moderna, tollerante ed inclusiva, ma ben radicata nel proprio passato fatto di sfruttamento e abusi. Per questo un presidente afroamericano può insediarsi alla Casa Bianca, mentre, dall’altra parte, le comunità nere vengono compresse e limitate a livello locale attraverso l’incarcerazione di massa, la brutalità dei corpi di polizia e la chiusura dei seggi elettorali nei quartieri a maggioranza nera.

L’horror di Get Out

Jordan Peele confeziona un horror ben fatto capace di tenere sulle spine lo spettatore. La tensione cresce fino alla fine, come cresce quella di Chris, fortemente a disagio nella casa degli Armitage tanto da voler ritornare a casa prima del tempo. La paura del protagonista diventa sempre più palpabile, e senza una causa apparente, fino a quando tutte le carte vengono scoperte proprio nel momento della sua partenza.

È la relativa tranquillità con cui l’oppressore esercita il suo dominio a generare la paura più profonda. In certe occasioni non resta che scappare. Sempre che ci si riesca.

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