Dopo aver affrontato il tema della parità dei sessi in Moglie e marito (2017) e quello dell’omosessualità in Croce e delizia (2019) il talentuoso regista Simone Godano torna sul grande schermo con Marylin ha gli occhi neri, una deliziosa commedia romantica che analizza in modo atipico la delicata questione della malattia mentale. I protagonisti, Diego e Clara, interpretati rispettivamente da Stefano Accorsi e Miriam Leone, sono due individui mentalmente instabili entrati a far parte di un centro di riabilitazione per persone disturbate.

Diego, divorziato, ha una figlia piccola e non riesce a controllare la rabbia mentre Clara, rea di aver dolosamente incendiato una casa, mente in continuazione. Il loro incontro/scontro creerà dei risvolti sorprendenti che cambieranno radicalmente la vita dei due. Godano riesce nell’arduo compito di eludere tutti i cliché del caso, mettendo in scena personaggi sfaccettati e complessi fortemente ancorati alla realtà.

Stefano Accorsi dimostra ancora una volta di essere uno dei migliori attori italiani attualmente in circolazione. La sua performance è veramente sublime, in quanto il versatile attore bolognese riesce a passare con disinvoltura dal registro drammatico a quello più leggero, mettendo in luce la sua straordinaria mimica. Diego sotto certi aspetti somiglia al carismatico chef borderline incarnato da Bradley Cooper ne Il sapore del successo. Miriam Leone dal canto suo è sempre più brava e infonde a Clara un perfetto mix di dolcezza, forza e debolezza. Da menzionare sono anche il bravissimo Thomas Tabacchi nei panni di uno psichiatra ricco di umanità e il sempreverde Marco Messeri in quelli del padre premuroso e ironico di Diego.

Miriam Leone e Stefano Accorsi in una scena di Marylin ha gli occhi neri, film di Simone Godano (2021)
Miriam Leone e Stefano Accorsi in una scena del film

Marylin ha gli occhi neri stigmatizza il conformismo strizzando l’occhio a veri e propri capolavori della settima arte come Qualcuno volò sul nido del cuculo, Il lato positivo e Maledetto il giorno che ti ho incontrato tra i tanti. Considerando il fatto che nel cinema il tema dei disturbi di natura psichica è ormai fortemente inflazionato non era facile realizzare una pellicola che ne parlasse senza risultare scontata. Godano invece ci è riuscito magnificamente dando nuova linfa alla commedia all’italiana. Il ritmo del lungometraggio in questione è dinamico e i dialoghi non sono mai banali.

Inoltre Stefano Accorsi e Miriam Leone, che avevano già lavorato insieme nella serie tv su Tangentopoli intitolata 1992, dimostrano di avere una forte alchimia di cui si spera che il cinema italiano ne tenga di conto in futuro. L’opera invita tutti noi a non aver paura di essere se stessi e ci spinge a trovare l’amore in una persona che accetti incondizionatamente il nostro modo di essere, anche se questo esula dai dogmi e dai paradigmi che la società ci impone. D’altronde come ha asserito l’immortale pittore olandese Vincent Van Gogh: “La normalità è una strada lastricata: è comoda per camminare, ma non vi cresce nessun fiore”.

Consiglio dunque spassionatamente di andare in sala a vedere questa favola moderna che sogna un mondo in cui si possa essere considerati belli come la divina Marylin Monroe anche avendo gli occhi neri.

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