Luigi Zampa, uno dei registi italiani più noti ed apprezzati, inizia a lavorare nel cinema fondando le basi della sua poetica e della sua estetica con il Neorealismo. Anche se troverà una vera identità con la commedia di costume, grazie ad opere indimenticabili come Il vigile, Zampa non abbandonerà mai l’interesse nei confronti di un realismo legato agli ambienti marginali della società. Realismo che è incisivo sia nella ricostruzione dell’Italia del Boom economico sia in quella meno serena del Ventennio fascista. Ed è proprio durante il regime di Mussolini che Zampa ambienta uno dei film più belli della sua lunga filmografia: Gli anni ruggenti.

Gli anni ruggenti, film del 1962 diretto da Luigi Zampa.
Gli anni ruggenti (1962).

Ispirato liberamente alla novella del 1836, L’ispettore generale, dello scrittore russo Nikolaj Gogol’, Gli anni ruggenti vede la partecipazione dei migliori artigiani del cinema e del teatro dell’epoca come Nino Manfredi, Gastone Moschin, Salvo Randone e Gino Cervi. Anche dal punto di vista della sceneggiatura il film di Zampa è coadiuvato da grandi nomi del cinema italiano come Ruggero Maccari ed Ettore Scola. Gli anni ruggenti, come molte opere del regista, ricerca una verità sociale ed economica negli ambienti poveri d’Italia, nel popolo minuto e misero che restituisce, anche ad una commedia come questa, quella riflessione drammatica che è comunque una prerogativa della commedia all’italiana.

La storia de Gli anni ruggenti è adattato esattamente cento anni dopo il racconto di Gogol. Quest’ultimo ambientava la vicenda del giovane Chlestakov nella Russia zarista. Nel film di Zampa il russo venuto da San Pietroburgo diventa un giovanotto di Roma interpretato da un fresco Manfredi nei panni di Omero Battifiori. Il regime zarista diventa quello di Mussolini e il villaggio della steppa diventa un povero paesino del Mezzogiorno dove, nonostante le parole del Duce e nonostante tutte le grandi modernizzazioni di cui il regime va vantandosi, la situazione economica di certi ceti sociali resta nella più completa indigenza mentre quella degli alti burocrati aumenta di potere.

La trama de Gli anni ruggenti

Scambiato per un gerarca in visita al paesino pugliese di Gioiavallata, l’assicuratore di idee fasciste Omero Battifiori si ritrova contornato da una sfilza di camicie nere che, nel tentativo di nascondere le mancanze e le corruzioni della gestione del podestà e dei suoi fidati collaboratori, cercano in tutti i modi di mostrare all’uomo una situazione distorta della situazione della cittadina.

Battifiori, che naturalmente non ha il minimo sospetto di essere scambiato per un gerarca, resta ammirato dalla gentilezza riservatagli; nel frattempo si innamora di Elvira, figlia del podestà, la quale anch’essa cede alle lusinghe del giovane. Tuttavia, quando Omero scopre la verità e vede con i suoi occhi la vera miseria dei contadini, rifiuta la sua fede al fascio. Manda a monte il matrimonio con Elvira e spiffera a tutti che egli è in realtà un modesto assicuratore ripartendo poco dopo per Roma.

Le cose non cambieranno mai

Gastone Moschin e Gino Cervi sono rispettivamente il militare Carmine Passante e il podestà Salvatore Acquamano.

Gli anni ruggenti è un meraviglioso documento della società del ventennio fascista visto da un contesto di grande prosperità. Zampa e i suoi collaboratori riguardano a quel passato miserabile tratteggiando i difetti di un regime iniziato con i pestaggi e la morte del deputato socialista Matteotti e susseguitosi fino alla tragedia della guerra e al suo disfacimento.

Il regista de Il medico della mutua, nel bel mezzo del Boom Economico si sente rilassato nel ricordare quel periodo tanto buio quanto risibile. Non essendoci stata mai una vera e propria defascistizzazione come quella avvenuta in Germania con il Processo di Norimberga, l’italiano si è sempre sentito libero di ridere e scherzare anche di vent’anni di sanguinosa dittatura. Questo atteggiamento naturalmente non ha mai permesso un reale salto in avanti per l’Italia, né dal punto di vista politico che sociale.

La corruzione, la mala gestione e i relativi reati che ad essa si collegano erano presenti durante il fascismo, fanno di questo periodo storico una sola grande utopia. Eppure, dopo il grande progresso economico che contraddistinse gli anni ’60, per l’Italia cominciò la fase calante. Oggi quei dettagli risibili che Zampa trova nel fascismo e che sottolinea con tanto cinismo e ironia non fanno più parte del passato ma di un presente oscuro e di un futuro tutt’altro che roseo.

Gli anni ruggenti e i nuovi fascisti

Salvo Randone nei panni del Dottor De Vincenzi e Nino Manfredi in quelli di Omero Battifiori.

Ma chi sono i fascisti di oggi? Gente tremendamente ignorante che non sa di cosa sta parlando. Individui che mitizzano un dittatore e un regime totalitario, uno dei più terribili, non conosce la verità, non capisce la storia. Ma tanto per loro Mussolini ha sbagliato solo ad entrare in guerra a fianco di Hitler. Le problematiche che il fascismo diceva di aver sconfitto con il pugno di ferro, il manganello e l’olio di ricino erano in realtà lì, sotto i nostri occhi, ma nascoste bene, sepolte da parate imperiali e da slogan raccapriccianti.

Gli anni ruggenti mostra con ironia e l’impeccabile interpretazione di un Manfredi ancora agli inizi, quello che in realtà non è mai stato il fascismo, e cioè un governo capace di risollevare le sorti di un paese a terra dopo la guerra del 15-18; tutto il contrario di ciò che pensano i nuovi fascisti con la loro arroganza e grande ignoranza. Perciò, far vedere il film di Zampa al pubblico odierno è un dovere e un atto di estrema civiltà. L’opera, inoltre, si conclude con un malinconico specchio dell’Italia meridionale con la lettera del contadino senza una vera dimora scritta per il duce, e letta dal protagonista che nel lungo viaggio in treno che collega la Puglia con Roma capisce di aver sbagliato tutto. Questa scena, che ribalta completamente la natura mordace della pellicola, sarà ripresa dallo stesso Zampa dieci anni più tardi, con il film Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata, con Alberto Sordi e Claudia Cardinale.

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