L’immarcescibile Carlo Verdone è intenzionato a dare una significativa sterzata alla sua intramontabile carriera. Infatti, dopo decenni in cui è stato regista e protagonista di commedie di successo, vuole realizzare, con l’ausilio di un rinomato sceneggiatore, un film d’autore intitolato L’incrocio delle ombre. Pellicola che lo vedrebbe esclusivamente dietro la macchina da presa. È questo l’incipit di Vita da Carlo, la prima serie TV diretta e interpretata proprio dallo stesso Verdone.

Quest’ultimo si mette completamente a nudo, dando vita ad un’opera autoreferenziale in cui sono presenti tutti i topói narrativi che caratterizzano da sempre il cinema verdoniano. In Vita da Carlo, Verdone fa sapientemente uso della sua nota comicità malinconica offrendo al pubblico episodi che alternano risate e riflessioni. l’osannato regista di Borotalco e Compagni di scuola fa entrare direttamente lo spettatore nella sua sfera più intima, raccontando molti episodi che gli sono accaduti realmente nella quotidianità.

Verdone, con quell’ironia dalla vena poetica che da sempre lo contraddistingue, mostra al proprio pubblico quanto sia spesso difficile essere un’icona vivente. Nella serie infatti vediamo il protagonista vessato sistematicamente da fan ossessivi, da produttori avidi e financo da politici corrotti. In questa che per certi versi potremmo definire una sitcom Carlo è costantemente tentato dalla voglia di cambiare registro al fine di approdare ad un cinema drammatico che non lo veda necessariamente nelle vesti di protagonista. Tuttavia esso ha un grande timore di deludere i suoi fan. Ed è proprio questa paura di scontentare chi gli sta intorno a generare spesso in Verdone una terribile ansia.

I tempi inevitabilmente dilatati della serialità fanno bene al Carletto nazionale in quanto gli permettono di fare emergere quel suo mondo crepuscolare che ce lo fa amare così tanto e che da sempre lo rende unico nel panorama cinematografico italiano.

Si vede che in Vita da Carlo è stato fatto un esemplare lavoro di casting in quanto gli attori sono perfetti dal primo all’ultimo. Cosa che, lo dico con rammarico, non sempre avviene nel cinema italiano. Oltre ai veterani Max Tortora, Rocco Papaleo, Alessandro Haber, Monica Guerritore, Maria Paiato, Anita Caprioli e Paolo Calabresi, troviamo infatti giovani interpreti eccellenti come Caterina De Angelis nel ruolo della figlia di Verdone, Filippo Contri in quello del figlio e Antonio Bannò nei panni di un simpatico ragazzo di nome Chicco che si stabilirà in Casa Verdone.

Tra gli episodi più riusciti della serie in questione ci sono indubbiamente quello in cui Verdone va a trovare una sua fan che si trova allo stadio terminale e quello in cui un mitomane minaccia di buttarsi giù dal Colosseo. Nel primo viene messa in risalto l’importanza incontrovertibile della comicità che alle volte può fungere da antidepressivo naturale e nel secondo viene mostrato allo spettatore che saltuariamente può succedere che in soggetti psicolabili l’ammirazione possa sfociare in ossessione. E questo è molto pericoloso.

Vita da Carlo è inoltre impreziosita da gustosi voli pindarici che impreziosiscono l’opera. Merito del team di sceneggiatori che comprende oltre a Verdone Ciro Zecca, Luca Mastrogiovanni, il fido Pasquale Plastino, Nicola Guaglianone e Menotti, i quali avevano già collaborato con Verdone per il film Benedetta Follia.


Consiglio dunque vivamente a tutti di guardare questa serie prodotta da Prime Video. Vi accorgerete cosa vuol dire essere Carlo Verdone.

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