“Un malato di mente entra nel manicomio come ‘persona’ per diventare una ‘cosa’. Il malato, prima di tutto, è una ‘persona’ e come tale deve essere considerata e curata. Noi siamo qui per dimenticare di essere psichiatri, e per ricordare di essere persone”.
Le suddette parole del noto psichiatra e docente italiano Franco Basaglia risultano essere decisamente pertinenti col significato di Crazy for football, film televisivo del 2021 diretto da Volfango De Biasi.

Il regista Volfango De Biasi e Sergio Castellitto durante le riprese di Crazy for Football.

Il regista trae liberamente spunto dal suo omonimo documentario del 2016 per raccontare le vicissitudini di Saverio Lulli (Sergio Castellitto), uno psichiatra audace e anticonformista che vuole organizzare un mondiale di calcio per persone con problemi psichiatrici.

Saverio in questa impresa sarà aiutato dalla sua assistente, da sua figlia e dall’ex calciatore Vittorio Zaccardi (Max Tortora), il quale si prenderà l’impegno di allenare i pazienti di Saverio. De Biasi rievoca il film capolavoro di Milos Forman, Qualcuno volò sul nido del cuculo e il nostrano Si può fare per portare su Rai 1 una storia ispirata a fatti realmente accaduti. La peculiarità di Crazy for Football consiste nel fatto che nell’opera in questione lo sport funge da vero e proprio antidepressivo naturale. D’altronde come ha asserito il compianto politico e attivista sudafricano Nelson Mandela: “Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di ispirare. Esso ha il potere di unire le persone in un modo che poche altre cose fanno. Parla ai giovani in una lingua che comprendono. Lo sport può portare speranza dove una volta c’era solo disperazione.”

Sergio Castellitto è come al solito magistrale nel calarsi nei panni di un uomo dalla forte personalità che ha l’ardire di andare oltre i dogmi imposti da una società che tende a voler sedare coloro che hanno disagi di natura psichiatrica. Saverio al contrario vuole fare in modo che queste persone prendano attivamente parte alla quotidianità della vita. Castellitto non mitizza Lulli, bensì lo interpreta infondendo nel personaggio molteplici sfumature che permettono allo spettatore di entrare fortemente in empatia con esso. Max Tortora dal canto suo è sempre più bravo ed offre una performance misurata. Il suo Vittorio porta quella ventata di sana ironia di cui il film aveva bisogno.

Tortora suggella tutta la sua versatilità dimostrando di essere un attore completo e capace di ricoprire qualsiasi ruolo. Da menzionare risulta essere anche il sempreverde Massimo Ghini. Esso incarna un collega di Saverio. Il regista Natale col boss porta sul piccolo schermo una storia che meritava di essere raccontata. Crazy for Football è un film da far vedere nelle scuole che trova una chiave vincente per affrontare il delicato tema della malattia mentale. Mi congedo ponendovi la seguente domanda: “Cosa vuol dire essere normali?”

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