Quest’anno, alla diciannovesima edizione del Ravenna Nightmare Film Fest, ha partecipato anche Infinite Sea (2021), il primo lungometraggio del Visual Effects Artist portoghese Carlos Amaral (1982) che, oltre ad averne scritto la sceneggiatura e diretto le riprese, ne ha anche curato gli effetti visivi. Prima di lanciarsi in questa Odissea visiva e spaziale, Amaral aveva lavorato a tre cortometraggi che molto hanno in comune con il film presentato al festival di Ravenna: By Devils (2016), Far from Eden (2013) e Justino (2010).

Con Infinite sea (o Mar infinito in lingua originale) però Amaral compie un vero e proprio salto di classe, restituendoci un film di fantascienza che è anche una riflessione filosofica sull’essenza della natura umana, il tutto condito con uno stile cinematografico pulito e originale. Si tratta insomma di un esempio di meditazione attraverso la fantascienza, di riflessione attraverso l’impossibile. Una fantascienza filosofica in cui il reale si guarda attraverso l’indicibile.

Sogni infiniti: alla ricerca della trama di Infinite sea

Pedro (Nuno Nolasco) ed Eva (Maria Leite) in una scena del film

La realtà alla quale, in questo film, veniamo gettati in pasto, è una realtà disgregata. Si tratta della vita di Pedro (Nuno Nolasco). Pedro (giovane sulla trentina) è indeciso se partire o meno per un lungo viaggio. Il pianeta Terra non è più un luogo ospitale, e a frotte oramai partono alla volta di un nuovo pianeta da colonizzare. Oramai, oltre al tipo del chiosco dei panini, a Pedro sono rimasti solo due visi familiari sul pianeta, due amici di vecchia data (António Durães e Paulo Calatré che ha lavorato con Amaral anche nel cortometraggio By Devil del 2016 e in Far from Eden del 2013). Un giorno però (esattamente a metà della pellicola) nella vita di Pedro compare Eva (Maria Leite). Eva è una donna per certi versi enigmatica e sfuggente (o sono piuttosto i pensieri e i ricordi di Pedro ad esserlo?) ma allo stesso tempo è dannatamente ‘’reale’’ e ‘’viva’’ tanto da travolgere completamente la vita e lo scopo di Pedro: d’ora in poi sarà disposto a cercare tra tutte le stelle dell’universo, al di là di quel mare infinito che ora li separa.

Possibili interpretazioni del film

Se da un lato si tratta di una pellicola che fa riflettere su tematiche molto importanti (cambiamento climatico, esodi spaziali, migrazioni e colonizzazioni dell’altrove), dall’altro lato è un’opera lasciata aperta a diverse vie interpretative (ammesso e non concesso che la mancanza di senso e di un’interpretazione univoca e valida non sia proprio la chiave di volta di questo film).

Pedro sta viaggiando verso un altro pianeta e nel lungo viaggio (una sorta di ”criosonno”) il suo io ”pensante” si ritrova impegnato in un altrettanto lungo viaggio onirico, un flusso di coscienza che incrocia ricordi sbiaditi, pensieri profondi, paure primordiali e desideri riguardo ciò che lo aspetta nella sua nuova ”casa”. Nel sonno spaziale di Pedro passato, presente e futuro si fondono in un unico sogno. Non è chiaro se Pedro abbia incontrato Eva realmente prima di partire e stia quindi rielaborando i ricordi della sua relazione con lei mentre dorme, mescolando ricordi e fantasie; o se i personaggi del film siano tutti passeggeri dello spazio i cui sogni, durante il lungo viaggio, entrano uno dentro l’altro, costituendo un unico stato di coscienza onirico con gli altri viaggiatori.

Pedro (Nuno Nolasco) ed Eva (Maria Leite) in una scena del film

Fantascienza e riflessione filosofica sulla natura umana

L’immagine di questo ”mare infinito” non può non richiamare alla mente il mare allucinogeno del film Solaris (1972) di Andrej Tarkovskij (la cui trama era stata tratta dallo spettacolare romanzo omonimo dello scrittore polacco Stanisław Lem). Il rapporto tra mare e spazio è sicuramente un leitmotiv di tutta la pellicola. L’acqua è ciò da cui origina la vita, mentre lo spazio è il luogo che l’umanità (da tempi immemori) sogna di esplorare e attraversare. Resteremo umani anche quando avremmo completamente abbandonato il nostro pianeta natale? Si tratta di un tema filosofico estremamente importante che di rado compare nei moderni film di fantascienza. La fantascienza è infatti da sempre il genere che si nutre della modernità per dire qualcosa sulle origini. L’uomo è infatti un ”viaggiatore” ed ”esploratore” fin dalle origini della sua storia: se nell’epoca preistorica la sua missione inconscia era quella di attraversare quell’immenso luogo che è il pianeta Terra, solcando i mari infiniti; nei prossimi millenni sarà chiamato ad esplorare gli ignoti e infiniti territori dello spazio.  

In un primo momento il film può apparire un po’ lento, soprattutto per la scelta minimalista, di decostruzione dei significati verbali: trattandosi di un film strettamente ‘’visivo’’, il medium discorsivo viene sublimato nella dimensione dell’immagine. Non a caso Carlos Amaral nasce come Visual Effects Artist e questa deformazione professionale (sicuramente apprezzabile) è ben visibile in Infinite sea. Al di là della trama enigmatica, dello stile onirico e dei molteplici significanti il senso ultimo del film sembra ruotare intorno all’importanza trascendentale (nel senso di qualcosa che trascende le categorie di spazio e tempo) del contatto umano e del rapporto interpersonale. Sfrattati dal nostro pianeta madre, cosa ne resterà dell’umanità? Saremo in grado di restare umani?

Infinite sea al Ravenna Nightmare
Pedro (Nuno Nolasco) ed Eva (Maria Leite) in una scena del film

Il cinema di Carlos Amaral

Infinite sea, sebbene sia il primo lungometraggio del regista Carlos Amaral, rappresenta il punto di arrivo (speriamo certamente non l’ultimo) di una poetica cinematografica e visiva che l’autore portoghese porta avanti da tempo.

BY DEVIL – POR DIABOS (2016)

In questo Corto di 11 minuti (in stile documentaristico) realizzato nel 2016 dal titolo By Devil, Amaral aveva già indagato la zona di confine tra realtà e immaginazione: in una zona sperduta del Portogallo, mentre un investigatore privato è alla ricerca della sua ex moglie (un’insegnante scomparsa negli anni ’70), i confini tra ciò che è reale e ciò che non lo è si confondono fino all’inverosimile. Sebbene l’ambientazione lovecraftiana (più vicina al genere Horror che a quello Fantascientifico) sia diversa dallo stile di Infinite sea, queste due opere condividono molto dal punto di vista concettuale e filosofico.

FAR FROM EDEN – LUNGO LO EDEN (2013)

La dimensione fantascientifica era già stata indagata da Amaral in un cortometraggio di 15 minuti intitolato Far from Eden (2013) dove un uomo (Vítor Correia) con il volto nascosto da una vecchia maschera anti-gas cerca tracce di umanità in un mondo post-apocalittico. l’idea di fondo era che il viaggiatore (sia che affronti questo pianeta o altre galassie) porta sempre con sé l’idea di umanità. Tema che sicuramente ritroviamo in Infinite sea. La nostalgia per il vecchio mondo si unisce all’angoscia per il futuro dell’uomo e della sua dignità nel cosmo. Sopravvivere, insomma, non è sufficiente per continuare a definirci ”esseri umani”, e questo è un’altra morale che Infinite sea e Far from Eden hanno in comune.

JUSTINO (2010)

I temi del desiderio, del potere delle immagini e dell’importanza della scelta (topos centrali in Infinite sea) sono al centro anche del cortometraggio Justino di circa 7 minuti, realizzato nel 2009. In questo corto di circa 7 minuti vediamo un anziano contadino (Fernando Laureano) abituato a passare le giornate fuori dal porticato della sua casa in campagna senza un gran ché da fare, che un giorno riceve (e accetta) una proposta indecente: in cambio di una somma di denaro con la quale potrà finalmente comprare un televisore, Justino dà fuoco ad un tratto della foresta non lontana da casa sua. Il desiderio e la solitudine del protagonista sono talmente forti da compromettere la sua integrità morale. Ironia della sorte: i poliziotti andranno immediatamente a far visita al vecchio contadino subito dopo che quest’ultimo si rende conto che il vecchio televisore che ha appena comprato non funziona.  

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