Con la speranza di ripetere l’enorme successo di Frankenstein Junior uscito un anno prima, il compianto Gene Wilder e Richard A. Roth, al tempo produttore presso la Warner Bros, nel 1975 decisero di fare un film comico, con alla regia lo stesso Wilder, incentrato sulla figura di Sherlock Holmes. Il fratello più furbo di Sherlock Holmes (The Adventure of Sherlock Holmes’ Smarter Brother) è una simpatica parodia sul personaggio del carismatico detective inglese frutto del genio letterario di Arthur Conan Doyle.

La trama de Il fratello più furbo di Sherlock Holmes (The Adventure of Sherlock Holmes’ Smarter Brother)

Marty Feldman e Gene Wilder in una scena de Il fratello più furbo di Sherlock Holmes.

La regina Vittoria affida nelle mani del ministro Redcliffe un documento di vitale importanza per le sorti dell’Inghilterra. Tuttavia, il documento viene fatto sparire e Redcliffe si affida al grande detective Sherlock Holmes per risolvere il mistero. Quest’ultimo, data la delicatezza del caso, preferisce scaricare l’incarico a suo fratello minore Sigerson, anch’esso investigatore privato ma decisamente stupido e molto meno celebre del famoso Holmes.

Ciononostante, Sigerson, aiutato dal bizzarro sergente di Scotland Yard Orville Stanley Sacker, e con la testimonianza della bella Jenny Hill, arriva alla conclusione che dietro il furto del documento Redcliffe ci sia l’arcinemico degli Holmes, il Professor James Moriarty. Questi, interpretato da un meraviglioso Leo McKern, è intenzionato a vendere il documento alle nazioni di Russia e Francia; ma prima dovrà ottenerlo da colui che realmente ha rubato quelle informazioni top secret, e cioè il laido e completamente incompetente cantante d’opera, Eduardo Gambetti (Dom DeLuise).

Sigerson e Sacker dovranno affrontare una serie di pericoli e ostacoli prima di arrivare ad un duello all’ultimo sangue fra Moriarty e il giovane Holmes. Ma alla fine, Sigerson riuscirà ad avere la meglio e anche il vecchio Sherlock dovrà convincersi delle sue abilità.

Parodia riuscita o filmetto fallito?

Il fratello più furbo di Sherlock Holmes (1975).
Leo McKern è il diabolico, ma non tanto, Professor James Moriarty.

Il film di Wilder, che in questo frangente e per la prima volta veste i panni del regista, si cimenta in una caricatura che strizza l’occhio al capolavoro di Mel Brooks, nel quale interpretava il giovane dottor Frederick Frankenstein, nipote del defunto Victor. Ne Il fratello più furbo di Sherlock Holmes, infatti, Wilder non solo cerca di seguire lo stesso ritmo comico e narrativo di Frankenstein Junior ma in parte ne ricrea il cast, composto anche stavolta da Marty Feldman e Madeline Kahn.

Tuttavia, c’è da sottolineare la cultura letteraria di Wilder, in particolar modo quella che fa riferimento direttamente alle opere di Doyle. Il film è in effetti così ricco di richiami all’ispettore con la pipa e al suo fido Watson, che potrebbe essere considerata come l’opera minore di un artista comico estremamente colto. Wilder utilizza tali richiami come spunto per una nuova storia e nuovi personaggi. Non riesce nell’impresa, al momento della sua uscita nelle sale cinematografiche, di superare o almeno di riconfermare l’exploit dell’anno prima. Eppure, col tempo, Il fratello più furbo di Sherlock Holmes è stato rivalutato da giovani cinefili che amano il cinema demenziale ma soprattutto quel cinema parodistico che tuttavia cela un grande e profondo significato e che è in stretta connessione con altre opere d’arte, sia esse letterarie o cinematografiche.

L’universo di Doyle si mescola con quello di Wilder

Dom DeLuise nei panni di Eduardo Gambetti.

Come per il cult di Brooks, col quale lo stesso Wilder collaborò in fase di sceneggiatura, anche Il fratello più furbo di Sherlock Holmes riesce, o almeno in parte, a diventare un’opera a sé, in cui dall’universo creato da Doyle il regista ricava altri ambienti, altri personaggi e antagonisti che vanno a formare una storia a parte dove il grande Sherlock è solo un’ombra grigia e severa dietro alle avventure/disavventure del fratello minore. In questo mondo personalizzato da Wilder soggetti e personaggi della serie originale, iniziata nel 1887 con il romanzo Uno studio in rosso, si mescolano con quelli creati da Wilder. Dei veterani che popolano le pagine degli scritti di Doyle troviamo il grande detective Sherlock Holmes e il suo fedele Watson, interpretati rispettivamente da Douglas Wilmer e Thorley Walters. Ma soprattutto appare il “Napoleone del crimine”, usando le parole dello stesso Holmes, ovvero il mefistofelico e geniale Professor James Moriarty, che in questo caso è incarnato magistralmente da McKern, il quale dona a tale personaggio stravaganza e grande ironia. Moriarty si trasforma da diabolico genio del male ed acutissimo matematico a buffo e tozzo individuo in balia di continui tic nervosi e strane perversioni capace di perdersi in semplici equazioni.

Fra i personaggi nuovi ci sono invece: Sigerson Holmes, interpretato da Wilder. Esso è un chiaro riferimento al personaggio di Mycroft Holmes, fratello maggiore di Sherlock. Se Mycroft è anch’esso intelligentissimo e pigro, Sigerson è invece un individuo non tanto brillante e maldestro ma è comunque un uomo d’azione e anche abile con le donne; elementi questi che si discostano dalla classica natura del detective più famoso di Scotland Yard e che rendono Sigerson un soggetto dal quale prendere spunto. Lo Sherlock Holmes diretto da Guy Ritchie e interpretato da Robert Downey Jr., oltre ai romanzi di Doyle, prende spunti interessanti anche dal film di Gene Wilder, riuscendo a mescolare sapientemente comicità, dramma e azione. Ne Il fratello più furbo di Sherlock Holmes, il personaggio di Watson è sostituito da quello di Orville Stanley Sacker, incarnato dall’inconfondibile comicità di un Marty Feldman diviso fra l’Igor di Frankenstein e un integerrimo servo di Scotland Yard. Infine, è doveroso citare la bravura di Madeline Kahn che nel film veste i panni di Jenny Hill e Dom DeLuise in quelli dell’ambiguo Gambetti.

Il film di Wilder è, come si è visto in altre pellicole alle quali ha preso parte, un’opera in cui il nonsense la fa da padrone, ed è anche un’opera in cui il sesso viene giustamente sdoganato con battute brillanti, anche se spesso banali e un po’ squallide. Il fratello più furbo di Sherlock Holmes è, fra i film diretti da Wilder, quello più spontaneo e forse quello più esilarante, composto da sketch che funzionano e un cast di attori eccellenti. Un film non sempre citato, ma che è comunque doveroso vedere.

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