Dopo una scadente trasposizione cinematografica di Natale in casa Cupiello del 2020, e dopo Qui rido io, biopic sulla vita del grande attore e comico napoletano Eduardo Scarpetta diretta da Mario Martone e interpretata da Toni Servillo, il glorioso teatro napoletano ritorna ancora una volta a far parlare di sé con un’opera filmica che è già un capolavoro. I fratelli De Filippo è la prova provata che Sergio Rubini è veramente un artista a tutto tondo e un regista con gusto, abile nella realizzazione di opere d’arte di grande spessore, sublimi ed appassionanti.

I fratelli De Filippo (2021) regia di Sergio Rubini.
I fratelli De Filippo (2021).

Dopo film di successo come L’uomo nero e Il grande spirito (2019), Rubini suggella la sua preparazione registica con un film che, come lo stesso autore ha riferito, è una tipica storia tutta italiana; una storia in cui individui di bassa estrazione riescono, grazie al proprio talento, ad emergere nel bene, diventando non solo persone di un certo spessore ma anche veri e propri monumenti e simboli che smuovono gli animi e le coscienze di un popolo. Ed è proprio di grandi monumenti che tratta I fratelli De Filippo, cioè di Titina, Eduardo e Peppino De Filippo, tre geniali artisti che hanno rivoluzionato la maniera di fare arte e soprattutto il teatro, non solo napoletano, non solo italiano ma mondiale.

Fra i tre protagonisti principali della pellicola, infatti, emerge la figura del mezzano, ovvero di Eduardo, considerato uno dei più importanti drammaturghi di tutti i tempi, che ha fatto del dialetto napoletano e di Napoli un mezzo di comunicazione universale per trattare temi nuovi come l’essere umano, la sua sfaccettata psicologia e la famiglia. Quest’ultimo elemento, che ritorna più volte nella vasta produzione teatrale e letteraria di Eduardo, è anche il fulcro del film di Sergio Rubini, il quale ripercorre il primo periodo artistico dei tre fratelli: dalla loro illegittimità come figli veri del grande ma anche austero e prepotente Scarpetta, fino alla loro effettiva affermazione avvenuta nel 1931 con la prima rappresentazione di Natale in casa Cupiello. A questo, si aggiungono i difficili e delicati rapporti familiari fra i tre fratelli interpretati dai giovani Anna Ferraioli nelle vesti di Titina, Mario Autore nel ruolo di Eduardo e Domenico Pinelli in quello di Peppino; proprio su questi due eclettici personaggi, inoltre, il film concentra l’attenzione. Rubini si sofferma anche sulla loro relazione fraterna e sulla certezza di esseri artisti brillanti e rivoluzionari, ideatori di un teatro nuovo, realistico, di stampo pirandelliano, ma soprattutto distante da quello ormai polveroso di Scarpetta.

La trama de I fratelli De Filippo (2021)

Strappato a cinque anni dalla casa di campagna a Caivano e dalle braccia della balia che egli aveva creduto fino a quel momento sua madre, Peppino De Filippo viene ripreso a Napoli dalla vera madre, Luisella De Filippo, nipote e amante del celebre Eduardo Scarpetta, considerato in città come un vero e proprio Dio. Quest’ultimo, data la relazione clandestina con la nipote che era poi sfociata in un matrimonio di serie B, decide di dare a Luisella una casa nella quale crescere i suoi figli illegittimi, cioè Titina, Eduardo e adesso anche il piccolo Peppino. Questi, completamente disorientato dato anche i suoi modi più ruspanti, si avvicina ai suoi nuovi fratelli e comincia a capire come funziona la vita in casa Scarpetta.

I fratelli De Filippo, con Mario Autore, Anna Ferraioli e Domenico Pinelli.
Una scena de I fratelli De Filippo, regia di Sergio Rubini.

I De Filippo non vivono con il patriarca, al quale si rivolgono chiamandolo zio; madre e figli sono costretti a occupare un piccolo appartamento e a mangiare gli avanzi degli Scarpetta che regolarmente il vecchio cameriere porta con un cesto. La domenica i De Filippo hanno il permesso di andare dallo zio ma non possono prendere l’ascensore, né giocare con i ninnoli che abbondano nella casa padronale e che sono riservati essenzialmente agli eredi legittimi. Oltre a questo, e cioè oltre all’egoismo di Scarpetta e il suo prepotente ed austero controllo nei confronti dei figli, in particolar modo di quelli bastardi, il celebre comico e rinnovatore del teatro napoletano promette alla povera Luisella un sostanzioso lascito per i suoi figli dopo la sua morte e un lavoro nella sua compagnia teatrale.

Al momento della sua dipartita, la famiglia Scarpetta non lascia ai De Filippo alcun ché, se non la possibilità di lavorare in teatro sotto la dirigenza di Vincenzino, primogenito di Scarpetta e custode del suo vasto repertorio che va dalle farse di Pulcinella a quelle di Felice Sciosciammocca. Ma anche Vincenzo, sebbene un po’ più largo di vedute, non lascia ai tre fratelli troppo spazio sulle tavole del palcoscenico. Titina, che nel frattempo si è sposata con l’attore Pietro Carloni dal quale aveva avuto un figlio, decide di andarsene dalla compagnia di Vincenzo per lavorare in altri teatri della zona, ma senza grande successo. Eduardo, dopo una lunga gavetta alle dipendenze di Scarpetta decide di andare a Milano, convinto che per fare teatro bisogna partire da un repertorio più classico. Peppino, che al contrario è più concreto del fratello, preferisce un posto sicuro nella compagnia di Vincenzo e soprattutto vuole continuare a sentire gli applausi e le risate divertite del pubblico, rapito dalla sua recitazione e dalla sua verve comica.

Eppure, questo non è che l’inizio della loro carriera. Eduardo, tornato insoddisfatto dal Nord, riprende a lavorare per Vincenzo ma è comunque scontento di come è trattato dal fratellastro. Così, decide di coronare il sogno che conservava da tempo, ovvero mettere in piedi assieme a Peppino e Titina una compagnia teatrale tutta loro e che porti il loro nome. Naturalmente l’impresa non è una passeggiata, poiché i tre, nonostante fratelli e dato il loro carattere forte e spesso intrattabile, si ritrovano a confrontarsi e il più delle volte anche in maniera violenta. Dall’altra parte c’è poi Vincenzo il quale, capito il potenziale artistico dei fratellastri, farà di tutto per bloccarne l’ascesa. Ma infine c’è anche il profondo dissenso e il rapporto di poco amore, tanto odio e molta invidia instauratosi fra Eduardo e Peppino. I De Filippo riusciranno nell’impresa, ma quel trionfo sarà anche l’inizio della fine della collaborazione non solo artistica, ma anche umana, tra i due fratelli.

I fratelli De Filippo Vs. le altre trasposizioni cinematografiche

Mario Autore nei panni di Eduardo De Filippo.

Ce n’è una di pellicola che in un modo o nell’altro entra in contrasto con la meravigliosa opera poetica di Sergio Rubini. Lasciando stare quelle di Edoardo De Angelis, non proprio all’altezza e nelle quali compare sempre l’inappropriato Sergio Castellitto, il film di Rubini è un omaggio a tre mostri sacri che inaspettatamente sovrasta le trasposizioni cinematografiche contemporanee delle opere di Eduardo ma anche quel, forse, troppo glorificato Qui rido io diretto da Mario Martone.

Dopo Il sindaco del Rione Sanità, infatti, Martone si prende a cuore la causa di Eduardo e del teatro napoletano tutto, e decide nel 2020 di celebrare la figura di Eduardo Scarpetta con un film che traccia gli episodi più salienti della carriera di un grande riformatore del teatro. Un rinnovatore che è stato anche un uomo estremamente complicato, molto severo nei confronti dei suoi familiari e alla fine ammiratore solo della sua arte ormai vecchia. Tuttavia, il film di Martone non ha avuto proprio tutta la risonanza che ci si aspettava e l’interpretazione di Toni Servillo nei panni di Scarpetta scade nella solita e stantia macchietta di un attore che è sì abile ma non è di certo l’erede nè di uno Scarpetta né di un De Filippo come molti vanno blaterando.

Ed è proprio qui che sta la differenza: se il film di Martone celebra il personaggio, I fratelli De Filippo celebra l’uomo, il teatro e la nuova forma d’arte che i tre hanno promosso con la loro carica recitativa e anche con il loro carattere duro, ereditato di certo dal padre. Il film di Rubini vuole discostarsi dalla figura di Scarpetta, interpretato per l’occasione da un’instancabile Giancarlo Giannini. Abbandona il nido del tiranno Scarpetta per raccontare una storia di miseria, di amore nei confronti del teatro e di odio; la storia di tre geni che hanno saputo fare della loro esperienza un mezzo di espressione.

La genuina visione di Sergio Rubini

Mario Autore, Anna Ferraioli, Sergio Rubini e Domenico Pinelli sul set del film.

I fratelli De Filippo rifiuta la grande produzione, il glorioso solista e i grandi nomi, almeno per quanto riguarda gli attori protagonisti, per dare spazio a tre giovani artisti ancora sconosciuti (Autore, Pinelli e Ferraioli), che in maniera genuina e toccante vestono i panni di tre giovani artisti ancora sconosciuti. I tre ridanno vita alle figure di Peppino, Titina e Eduardo restituendone la spregiudicatezza giovanile ma soprattutto i rapporti umani che c’erano fra di loro. Anna Ferraioli (Titina) è innanzitutto una donna divisa in quattro: lei è sorella, madre, moglie e artista. Essa è anche il collante fra i due “galli del pollaio” come li aveva descritti simpaticamente Luigi De Filippo, figlio di Peppino. Quest’ultimo e Eduardo, riescono a ritrovare il giusto riconoscimento grazie all’equilibrata e spontanea recitazione di Pinelli e Autore.

Il primo interpreta Peppino, ultimo genito, artista di grande spessore, un individuo che, sebbene sappia con certezza quale sia il suo valore, è costantemente assalito dalla profonda invidia e anche dall’antipatia nei confronti di Eduardo. Quest’ultimo è invece visto come un giovane la cui vitalità passionale e anticonformista cozza con la figura rigorosa di un Eduardo giunto nel periodo della sua maturità artistica e dell’anzianità. L’Eduardo voluto da Rubini e impersonato da Autore mostra l’evoluzione di un uomo che, da giovane amante delle donne, prende coscienza di sé e del fatto che il teatro non è più quello scarpettiano. I fratelli De Filippo mostra la trasformazione di Eduardo che da attore senza una lira e alle dipendenze di un parente scomodo, diventa il promotore di un teatro moderno che, poco dopo Pirandello e poco prima del Neorealismo, mette in scena l’esistenza umana nelle sue più svariate forme.

Un film di grandi interpreti secondari

I fratelli De Filippo. Nel film Giancarlo Giannini interpreta il grande attore e regista di teatro Eduardo Scarpetta, mentre Biagio Izzo suo figlio Vincenzo.
Giancarlo Giannini e Biagio Izzo interpretano rispettivamente Eduardo Scarpetta e suo figlio Vincenzo.

Rubini, con il suo I fratelli De Filippo, è riuscito a rendere spontanea ma soprattutto universale la vita dei fratelli che hanno fatto la storia del teatro, restituendo quel realismo che i tre, e in particolare Eduardo, andavano cercando per le proprie rappresentazioni. Spontaneità e realismo che ritroviamo in tutto il cast, composto da attori, perlopiù partenopei, che hanno avuto il privilegio di lavorare con i De Filippo.

In primis vanno citati i due “rivali” principali della pellicola, coloro che nel sangue e nel lavoro hanno aiutato ma anche contrastato il futuro dei fratelli De Filippo: Eduardo Scarpetta e suo figlio Vincenzino. I due sono impersonati da meravigliosi attori del cinema italiano come Giannini e Biagio Izzo. Quest’ultimo, noto per i suoi ruoli essenzialmente comici, regala allo spettatore un’interpretazione che, come quelle degli altri attori, non sono politicamente corrette, anzi. Quello di Vincenzino è il ruolo di un individuo razionale, cosciente di non essere un creatore originale come il padre e che punta al mantenimento della grande eredità artistica lasciatagli dal genitore; figura questa che Vincenzo non scavalcherà mai, rimanendone sempre schiacciato.

In questa opera davvero unica compaiono anche Marisa Laurito, Maurizio Micheli, Vincenzo Salemme, Maurizio Casagrande, Augusto Zucchi, Nicola Di Pinto e Susy Del Giudice nei panni della madre Luisella.

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