è considerato da tutti come uno dei capolavori della settima arte. Uscita nel 1963, l’opera in questione è un meraviglioso manifesto della sconfinata poetica felliniana. Il premio Oscar Federico Fellini prima di concepire quello che possiamo considerare a tutti gli effetti come la sua opera maestra aveva realizzato 8 film e un episodio di un lungometraggio. Arrivato a questo punto della sua sfavillante carriera si trovò suo malgrado ad affrontare una tremenda crisi creativa, cosa terribile per un artista del suo calibro.

8½ (1963), regia di Federico Fellini.
Marcello Mastroianni è Guido, protagonista di 8½.

Tuttavia, è anche vero che, citando il celeberrimo fisico tedesco Albert Einstein, “La creatività nasce dell’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato.” Ecco, dunque, l’intuizione geniale da parte di Fellini di realizzare , opera catartica che rappresenta essa stessa il suo disagio.

Il film in questione, attualmente inserito nella prestigiosa lista dei 100 film italiani da salvare, immediatamente dopo la sua uscita ottenne un successo straordinario e il plauso sia del pubblico che della critica, tanto da aggiudicarsi ben due premi Oscar, assegnati rispettivamente per i costumi e per il miglior film straniero.

Nel corso degli anni molti registi d’eccezione hanno omaggiato Fellini girando il loro personale 8½. Lo ha fatto Woody Allen con Stardust Memories, Pedro Almodóvar con Dolor y gloria, Nanni Moretti con Il caimano e Carlo Mazzacurati con La passione. Inoltre, nel 2009, il regista Rob Marshall diresse Nine, una pellicola ispirata all’omonimo musical di Broadway che mette in scena una trama, la quale rievoca chiaramente quella di 8 ½.

Siamo di fronte a metacinema allo stato puro. L’autore de La strada e Giulietta degli spiriti, si mette qui completamente a nudo servendosi del suo attore feticcio Marcello Mastroianni per narrarci le vicissitudini di un regista che ha perso l’ispirazione. Contemporaneamente vediamo il protagonista circondato da un parterre di visi a lui familiari come la moglie Luisa, interpretata da Anouk Aimée, la storica amante Carla, incarnata da Sandra Milo, la divina Claudia Cardinale nei panni di sé stessa e tanti altri ancora.

Guido, vero e proprio alter ego felliniano, s’interroga sul senso della vita e delle relazioni che è solito intrattenere. Tutto questo è ovviamente raccontato al pubblico dal regista riminese con il suo proverbiale stile che comprende scene oniriche, personaggi grotteschi e circensi. D’altra parte, Fellini ha sempre dichiarato: “Non voglio dimostrare niente a nessuno, voglio mostrare!”. In questa frase si percepisce l’umiltà di un grande uomo che aveva l’intelligenza di non realizzare opere moraliste bensì di regalarci momenti cinematografici che manifestavano libertà e genuinità, servendosi del suo innato estro e giocando in modo brillante e consapevole con i propri fantasmi e i propri difetti.

Tra essi ce ne era uno in particolare che menzionava spesso, asserendo di essere un bugiardo, tanto che in 8 ½ il protagonista a tal riguardo affermerà: “La felicità consiste nel poter dire la verità senza far mai soffrire nessuno”.

Federico Fellini, Marcello Mastroianni e Sophia Loren durante la lavorazione del film.

Questo era Federico Fellini, un grande visionario che celava la caducità della vita rifugiandosi nei sogni. Possiamo ritenerci fortunati del fatto che li abbia condivisi con noi!

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