Non c’è mistero sul perché Due soldi di speranza sia stato inserito nella lista dei 100 film italiani da salvare redatta nel 2008 in occasione della Mostra del Cinema di Venezia. Il film del 1952, diretto da Renato Castellani e sceneggiato dallo stesso regista insieme a Titina De Filippo, non solo è un pregevole pezzo dell’agrodolce commedia all’italiana ma anche un interessante documento sugli usi e i costumi nell’Italia rurale del secondo dopoguerra.

La locandina di Due soldi di speranza (1952)

Vincitore del Gran Prix alla quinta edizione del Festival di Cannes, il film è considerato il capostipite del cosiddetto neorealismo rosa, un filone più leggero del genere che ha fatto la fortuna del cinema italiano.

Due soldi di speranza – La trama

Antonio Catalano è un ventenne di rientro dalla leva militare. A casa, nel paese di Cusano lo aspettano la madre e le sue sorelle, costrette in una profonda povertà. Intenzionato a trovarsi un lavoro per mantenere la famiglia il giovane ex-soldato si scontra con la dura realtà dove la disoccupazione abbonda.

Sicuro di sé e dal bell’aspetto, Antonio è l’oggetto dei sogni amorosi di Carmela, la figlia del mastro pirotecnico del paese. Quest’ultimo avrebbe pure un lavoro da offrire ad Antonio, ma non glielo concede per evitare che si proponga a sua figlia. Antonio è infatti troppo povero, senza lavoro e senza dote.

Nel frattempo il giovane però si arrabatta con quello che può. Un giorno riempie le bottiglie di gazzosa, il giorno dopo vende cavoli al mercato e quello dopo ancora aiuta i vetturini -unico collegamento del paese con Napoli- a salire per la collina con i loro cavalli. Colto da un’illuminazione, un giorno propone ai vetturini di istituire una cooperativa con la quale acquistare un autobus, che si propone di guidare data la sua esperienza militare. Il giorno dell’inaugurazione del servizio però, di fronte persino alle autorità, i vetturini iniziano a litigare su chi debba essere il controllore perdendo così i passeggeri e il supporto dell’assessore per la troppa avidità.

Come se non bastasse, la sorella di Antonio viene insidiata da un vicino benestante, il quale nonostante abbia compromesso il futuro della giovane non è intenzionato a sposarla in quanto senza nemmeno un lenzuolo di dote. A risolvere la questione interviene il parroco che assume Antonio come aiutante, così che possa pagare la dote della sorella.

Dal canto suo Carmela non riesce a togliersi dalla testa Antonio, suscitando le ire del padre e le beffe delle contadine del paese. Gelosa, decide di seguirlo per scoprire dove vada la notte. Carmela scopre così che Antonio affigge i manifesti per il Partito Comunista mentre prepara il loro futuro insieme. Felicissima rientra a casa. Poco dopo però si lascia fuggire il segreto di Antonio, facendogli perdere il posto in parrocchia e mandando all’aria il matrimonio della sorella.

Antonio se ne va allora a lavorare a Napoli definitivamente. In città è al servizio di una proprietaria di cinema. Oltre a consegnare le bobine tra le sale disseminate per la città, Antonio vende il sangue per delle salvifiche trasfusioni al figlio della sua datrice di lavoro. Anche qui Carmela, però, si mette in mezzo e arrivata a Napoli per salutare Antonio fa una scenata alla proprietaria del cinema. Antonio è nuovamente senza lavoro, ma ormai vuole troppo bene alla sua guastafeste preferita.

Antonio Catalano nella scena finale del film

L’amore nel dopoguerra

Due soldi di speranza, per quanto risenta fortemente della scuola neorealista, è uno dei quei film che inizia a discostarvisi senza però dimenticarne le lezioni. Se la descrizione della realtà è sempre precisa, con riprese per le piazze e i vicoli, con attori non professionisti e presi dalla strada, il tono generale del film cambia le carte in tavola. Da commedia romantica che è, il film non può permettersi di intristire troppo il suo pubblico e per quanto la situazione dei protagonisti sia disperata non viene mai calcata la mano.

Antonio e la sua famiglia sono poverissimi. I Catalano vivono alla giornata, disperati di essere così poveri da non poter nemmeno sistemare le proprie figlie senza una dote. Non basta la buona volontà di Antonio per rimettere a posto le cose. Lui e la sua famiglia rimarranno sempre dei poveri ultimi.

L’altra protagonista della storia è Carmela, una ragazza a cavallo tra l’immagine di donna della società più tradizionale e anticipatrice di una maggiore emancipazione. Nonostante il volere autoritario del padre -un vero e proprio aguzzino a tratti, Carmela insegue il suo desiderio d’amore decisa a realizzarlo a tutti i costi.

Da Due soldi di speranza esce il ritratto di una società che fa ancora fatica a riprendersi in toto dallo sforzo bellico, ma il regista non si abbandona al pessimismo o alla tristezza. Il vitale slancio d’amore dei due protagonisti è infatti un gioioso inno di speranza, non solo per la giovane coppia ma quasi per tutto il Paese. Il neorealismo rosa prende così il volo, con una storia di amore e rivalsa alle pendici del Vesuvio.

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