La giusta distanza è un film del 2007 diretto dal compianto regista Carlo Mazzacurati.

La celebre giornalista russa Anna Stepanovna Politkovskaja, assassinata presumibilmente per motivi politici nel 2006, a proposito del mestiere di giornalista disse: “Il compito di un dottore è guarire i pazienti, il compito di un cantante è cantare. L’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede.”

La giusta distanza vede come protagonista Giovanni, un adolescente, interpretato da Giovanni Capovilla, con velleità giornalistiche che vive in un paesino del Veneto ed ha come pigmalione Bencivegna, un noto cronista locale, interpretato da Fabrizio Bentivoglio, che insegnerà al giovane come fare a diventare un bravo reporter. Il primo caso di cui si occuperà il ragazzo sarà quello dell’omicidio di una giovane e bellissima donna di nome Mara (Valentina Lodovini) che era venuta a vivere temporaneamente nel paese e aveva avuto un flirt con Hassan (Ahmed Hefiane), un meccanico tunisino integrato nella comunità. Quest’ultimo sarà frettolosamente accusato di aver ucciso la giovane donna ma Giovanni, per niente persuaso da questa sentenza, continuerà ad indagare per conto suo fino a scoprire la verità.

Il compianto Carlo Mazzacurati, regista mai banale di opere atipiche e intelligenti che hanno fatto incetta di premi come Il toro, La lingua del santo e La sedia della felicità tra le tante, pesca a piene mani dal soggetto del capolavoro intramontabile di Robert Mulligan Il buio oltre la siepe con protagonista Gregory Peck per realizzare assieme agli sceneggiatori Doriana Leondeff, Marco Pettenello e Claudio Piersanti un thriller gotico padano veramente ben fatto.

La protagonista Valentina Lodovini, nominata ai David di Donatello come miglior attrice protagonista di quell’anno è perfetta nell’interpretare una giovane maestra anticonformista prorompente e solare che sconvolgerà l’equilibrio di un piccolo paese in cui molti uomini ci proveranno con lei; tra questi spicca come al solito il sempre impeccabile Giuseppe Battiston nel ruolo di Amos, un uomo ricco e viscido allo stesso tempo che proverà in tutti i modi a sedurre Mara.

La pellicola, vincitrice del Nastro d’argento per il miglior soggetto, è impreziosita dalla colonna sonora dei Tin Hat e dalla suggestiva fotografia del maestro Luca Bigazzi che aumenta il pathos di una vicenda che terrà incollato lo spettatore alla poltrona fino all’ultima sequenza.

Il film denuncia una certa ottusità da parte di alcuni abitanti del posto ignoranti e qualunquisti che pensano esclusivamente a difendere il proprio orticello e cercano comodamente di cercare un capro espiatorio straniero, dimostrando chiaramente che il tanto vituperato razzismo è ancora insito in loro. D’altronde come asseriva il celebre saggista polacco Ryszard Kapuściński: “La xenofobia è la malattia di gente spaventata, afflitta da complessi di inferiorità e dal timore di vedersi riflessa nello specchio della cultura altrui.”

Carlo Mazzacurati vuole comunicare allo spettatore che talune volte per scoprire la verità ci vuole un certo distacco dalla vicenda, proprio come quello che contraddistingue i giornalisti, i quali considerando il lavoro che svolgono, per mantenere una certa imparzialità e una visione lucida sugli avvenimenti devono sempre mantenere la giusta distanza.

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