Il caso Spotlight (Spotlight) è un film del 2015 diretto da Tom McCarthy che, attraverso un cast di tutta eccezione, narra le vicende scottanti venute a galla dopo un articolo uscito sul quotidiano The Boston Globe. Il pezzo in questione era incentrato sulla figura dell’arcivescovo Bernard Francis Law, accusato di aver tenuto nascosti molti casi di pedofilia avvenuti in diverse parrocchie.

Una scena de Il caso Spotlight (2015).

“State in campana pretacci infami, Bonaparte ha passato er San Bernardo! I re sovrani stanno tutti a piagne, perché sentono er trono che je balla!”. Così recitavano i titoli di testa della Tosca di Luigi Magni, trasposizione cinematografica dell’omonima opera lirica di Puccini. Il compianto regista romano, noto per le sue pellicole anticlericali, aveva veramente fatto tremare l’opinione pubblica e anche la chiesa che si era sentita presa in causa per le critiche scagliate da Magni che accusava, con inconfondibile verve romanesca, le insidie e le nefandezze del clero.

In una scena della già citata Tosca di Magni, il personaggio del pittore giacobino Cavaradossi, interpretato da Gigi Proietti, dice al frate grasso che si accinge a svestire il chierichetto: “A zi frà… va bbé a spoglià li cardinali che er mestiere vostro, ma spoglià li chirichetti!”. Dalla satira romanesca di un Belli o di un Magni si passa, nonostante gli anni, a un dramma hollywoodiano che comunque tratta lo stesso argomento. Il caso Spotlight, vincitore di ben due premi Oscar, racconta una vicenda realmente accaduta nel 2001 e che dopo più di vent’anni è sempre attuale. Il film di McCarthy, con Michael Keaton, Mark Ruffalo, Rachel McAdams e Liev Schreiber come interpreti principali, è un grande dramma d’inchiesta che ha scoperchiato un vaso di pandora fatto di violenze su minori perpetrate dalla chiesa.

La trama de Il caso Spotlight (2015)

Alcuni membri della testata giornalistica Boston Globe, che fanno parte della squadra Spotlight capitanata da Martin Baron, si imbattono in una delicata indagine che ha a che vedere con una lunghissima serie di abusi sessuali su minori compiuti da alcuni sacerdoti dell’Arcidiocesi di Boston.

Nonostante sia un caso scottante, Baron e gli altri quattro giornalistici Walter Robinson, Mike Rezendes, Sacha Pfeiffer e Matt Carroll si mettono al lavoro per trovare la verità, pur sapendo benissimo che il loro lavora insabbierebbe anche i membri dell’alta società.

Un sistema che scricchiola ma non molla

Mark Ruffalo veste i panni del giornalista Michael Rezendes.

Dopo secoli di intoccabilità anche la chiesa ha iniziato ad avere qualche problemuccio. Il caso Spotlight è l’esempio di come anche un organismo forte come quello ecclesiastico nasconda imperfezioni. Sono i famosi scheletri nell’armadio che non possono non saltare fuori.

Quello riportato da McCarthy è un problema che c’è sempre stato e che, secondo le ultime notizie, continua ad esserci, portando questo sistema a scricchiolare. Stando ad un recente studio sulla CEF, la chiesa episcopale francese, sono state più di 330.000 le vittime di abusi sessuali nella chiesa e questo non fa altro che sottolineare il doppio volto del clero; limpido e oscuro.

Ar momento c’un omo se fa pprete
Sto prete è un omo ggià ssantificato;
E cquantunque peccassi, er zu’ peccato
Vola via com’ un grillo da una rete.

Giuseppe Gioacchino Belli

Ma è anche grazie a quel lato più chiaro della chiesa che tali scandali sono potuti venire a galla. La politica portata avanti da Papa Francesco, nonostante le dovute precauzioni, ha sempre cercato di agire a volto scoperto, denunciando lei stessa, quando è stato possibile, le atrocità del potere. Perché tali fatti, che i giornali hanno riportato e che Il caso Spotlight ha descritto con passione, dramma e con gli immancabili toni di un buon film americano, altro non sono che secoli di repressione sessuale e di prevaricazione sul piano politico e sociale.

Interpreti principali

Michael Keaton e Amy McAdams in una scena del film.

Il caso spotlight è, come abbiamo detto, un film d’inchiesta che, oltre alla drammatica vicenda, riportata in alcuni casi come un vero e proprio reportage, pone l’accento sul buon affiatamento del cast. A comporlo sono volti noti del cinema hollywoodiano come Schreiber, McAdams, Ruffalo e Stanley Tucci, quest’ultimo nei panni di Mitchell Garabedian.

Per ultimo, ma non ultimo, è doveroso citare Keaton, che dopo i primi due capitoli del Batman di Tim Burton e il lungo dimenticatoio torna e in pompa magna grazie anche a Iñarritu e al suo Birdman. Una nota dolente va a quel tanto caro lieto fine che caratterizza, anche se non sempre, il cinema statunitense. E anche in questo caso si avverte la vittoria dei protagonisti per aver concluso il pezzo; ma questa inchiesta, tuttavia, non è che un piccolissimo pezzo di quell’interminabile puzzle di abusi sessuali che, volente o nolente, fanno parte di questa società e che dobbiamo continuare a denunciare perchè giustizia sia fatta.

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