Hercule Poirot è indubbiamente uno dei detective fittizi più amati di sempre. Questo investigatore sui generis, partorito dalla fervida immaginazione della celebre scrittrice Agatha Christie, è l’indiscusso protagonista di una lunga serie di romanzi gialli. Tra i più famosi risulta doveroso menzionare Assassinio sull’Orient Express, Poirot sul Nilo e Corpi al sole. Nel corso degli anni queste vicende sono approdate sovente sul grande schermo.

Tra le pellicole più riuscite aventi come protagonista Poirot rientrano senza dubbio l’Assassinio sull’Orient Express di Sidney Lumet, avente come protagonista Albert Finney, e tutti i film con il compianto Peter Ustinov nei panni dell’osannato detective belga baffuto. Nel 2017 il talentuoso regista Kenneth Branagh diede nuova linfa alla saga della Christie, portando in sala un remake di Assassinio sull’Orient Express.

Una scena di Assassinio sull’Orient Express (2017)

Alla stregua di Lumet, Branagh per quella pellicola si affidò ad un cast stellare che comprendeva attori del calibro di Johnny Depp, Penélope Cruz, Judi Dench e William Dafoe tra i tanti. Branagh stesso invece si ritagliò il ruolo di un Poirot glaciale e fascinoso che non rinunciava alla sua proverbiale ironia e alle sue molteplici nevrosi.

Assassinio sull’Orient Express sbancò i botteghini di tutto il mondo e divise la critica. A distanza di cinque anni ecco tornare al cinema il Poirot di Branagh in Assassinio sul Nilo. Quest’ultima fatica del regista irlandese aggiorna il romanzo di Agatha Christie, offrendo al pubblico una trama maggiormente complessa e sfumata.

La vicenda ha inizio durante la prima guerra mondiale in cui si vede un giovane Poirot facente parte dell’esercito belga, che suo malgrado dovrà fronteggiare quello tedesco. Branagh opta per cominciare il film in bianco e nero, una scelta decisamente azzeccata che conferisce una certa autorialità al lungometraggio. Successivamente vediamo un Poirot invecchiato entrare in un club della Londra del 1937. Qui l’acuto investigatore osserverà attentamente Jacqueline de Bellefort (Emma Mackey) chiedere raccomandazioni lavorative alla facoltosa amica Linnet Ridgeway (Gal Gadot) per il giovane Simon Doyle (Armie Hammer), il fidanzato di Jacqueline. Seguiranno indicibili colpi di scena che avranno luogo nella suggestiva cornice egizia, per la precisione su un piroscafo dove i passeggeri faranno un’indimenticabile crociera sul Nilo.

Kenneth Branagh realizza un bellissimo dramma glamour dal sapore shakespeariano che rispetto al film precedente approfondisce maggiormente la figura di Poirot, il quale per certi versi lo si può definire una maschera pirandelliana. I celeberrimi baffi di quest’ultimo nel film assumono un valore allegorico; simboleggiano infatti la distanza che il protagonista mette tra se stesso e gli altri per paura di soffrire. Tutte le nevrosi di quest’uomo altro non sono che armi di difesa di un individuo che non ha ancora superato il trauma di ciò che gli è accaduto in passato.

Tutti i personaggi di Assassinio sul Nilo vivono dei conflitti interni che impediscono loro di trovare l’equilibrio necessario a condurre una vita gratificante. La loro anima è inquieta. Vivono tutti un momento transitorio della propria esistenza e metaforicamente somigliano proprio alla barca in cui alloggiano. Sono infatti alla costante ricerca di un porto sicuro in cui approdare. Invece della torbida acqua del Nilo però i nostri protagonisti devono fronteggiare i propri demoni interiori.

Questa imperdibile perla in celluloide ci mostra che con il passare del tempo tutto cambia, ad eccezione dei due moventi principali che spingono a commettere un delitto: l’amore e il denaro. Arrivederci Monsieur Poirot, ci vediamo al prossimo assassinio!

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