Correva l’anno 2019 quando nelle sale italiane usciva Non ci resta che il crimine, commedia fantascientifica diretta da Massimiliano Bruno che guardava a Non ci resta che piangere, cult intramontabile del nostro cinema avente come protagonista assoluta la coppia d’oro Benigni-Troisi.

Il regista di Nessuno mi può giudicare e Beata ignoranza ebbe l’idea di far viaggiare nel tempo Moreno (Marco Giallini), Sebastiano (Alessandro Gassmann) e Giuseppe (Gianmarco Tognazzi), tre pusillanimi che nel primo capitolo di questa trilogia vennero catapultati da un portale spazio-temporale nel 1982, dove furono costretti, loro malgrado, a fronteggiare la temibile Banda della Magliana, capitanata dal boss Renatino, interpretato da un irresistibile Edoardo Leo.

In Ritorno al crimine invece i nostri protagonisti si trovarono nientepopodimeno che al cospetto dei camorristi. In C’era una volta il crimine invece questa banda sui generis, rimasta orfana di Gassmann, dopo aver deciso di andare in Francia a rubare la Gioconda, si troverà nel bel mezzo del secondo conflitto bellico. Mentre il secondo capitolo risultava più fiacco, alternando momenti spassosi a scene puerili, in questo film Bruno ritrova la strada giusta, affidandosi alla lezione impartitagli dai padri della commedia all’italiana come Risi, Monicelli, Comencini e Scola per citarne alcuni.

C'era una volta il crimine - Recensione del film di Massimiliano Bruno (2022)

C’era una volta il crimine infatti risulta migliore dei precedenti in quanto rievoca, con le dovute proporzioni, sequenze e toni che riecheggiano capolavori inarrivabili del calibro de La Grande guerra e Tutti a casa.

L’obiettivo principale di Massimiliano Bruno rimane quello di divertire il pubblico, tuttavia non mancano spunti di riflessione e momenti toccanti, che riguardano soprattutto il personaggio incarnato da Giallini, il quale alterna mirabilmente il registro comico a quello drammatico. Moreno nell’Italia del 1943 ritroverà sua nonna da giovane e sua madre bambina. La prima ha le sembianze di Carolina Crescentini. L’ affascinante attrice romana è bravissima nei panni di questa donna coraggiosa e vitale.

A prendere il posto di Gassmann ci pensa l’eccellente Giampaolo Morelli, sempre maggiormente votato alla commedia. Il talentuoso attore partenopeo ricopre il ruolo di un professore di storia che non tollera l’ignoranza. I duetti tra lui e Giallini sono fra le cose migliori della pellicola e fanno emergere una notevole alchimia fra i due. A questo punto si spera in un crossover tra Schiavone e Coliandro. Completano il cast lo stesso Bruno, Giulia Bevilacqua, Edoardo Leo e Ilenia Pastorelli tra i tanti.

In C’era una volta il crimine Bruno approfondisce i personaggi che, soprattutto nel secondo film, apparivano troppo macchiettistici. Qui invece i protagonisti sono dei vigliacchi intrisi di umanità che finiranno col divenire degli eroi, alla stregua dei personaggi interpretati dagli intramontabili Sordi, Manfredi, Tognazzi ecc…

In definitiva, qualora abbiate apprezzato le peripezie a spasso nel tempo di Moreno, Sebastiano, Giuseppe and co., non potete perdervi l’ultima fatica di Massimiliano Bruno. Quest’ultimo, alternando il riso alla commozione, pesca a piene mani da L’armata Brancaleone e I soliti ignoti, ricordando allo spettatore che, come cantava l’indimenticato Giorgio Gaber, “Libertà è partecipazione”.

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