Rocco e i suoi fratelli è un capolavoro del cinema neorealista del 1960 diretto da Luchino Visconti.

Rocco e i suoi fratelli (1960) di Luchino Visconti.
Renato Salvatori e Alain Delon in una scena di Rocco e i suoi fratelli (1960)

Il cinema Neorealista si è sviluppato in Italia tra gli anni ’40 e gli anni ’60. I massimi esponenti di questa corrente sono stati registi che hanno contribuito a rendere grande il nostro cinema facendolo apprezzare in tutto il mondo. Sto parlando di personalità artistiche del calibro di Roberto Rossellini, Vittorio De Sica, Pietro Germi, Luigi Zampa e tanti altri.

Il Neorealismo prevedeva trame che si avvicinavano il più possibile alla tragica realtà del dopoguerra in cui imperversava la miseria. Spesso venivano utilizzati attori non professionisti e frequentemente queste pellicole venivano addirittura girate sullo sfondo delle devastazioni belliche, in modo tale da conferire autenticità alle vicende.

Rocco e i suoi fratelli, diretto dal già menzionato Visconti, narra le vicissitudini di una famiglia del sud che lascia la sua terra allo scopo di trovare maggiore fortuna al nord grazie al boom economico di quegli anni. Non tutto però andrà come previsto e mentre alcuni fratelli riusciranno a sistemarsi, gli altri finiranno per rimanere sopraffatti da questo tipo di vita molto distante dalla loro.

Considerato da molti critici come il punto più alto raggiunto dal regista milanese, Rocco e i suoi fratelli ha come fonte di ispirazione opere letterarie illustri come Giuseppe e i suoi fratelli di Thomas Mann, L’idiota di Dostoevskij e Uno sguardo dal ponte di Arthur Miller. L’analisi di questa famiglia di contadini che fatica ad integrarsi e sogna il ritorno alla terra natia inoltre non può non farci tornare alla mente il Verismo di Giovanni Verga. Visconti dosa in maniera impeccabile gli ingredienti creando un’opera equilibrata e inimitabile che si è aggiudicata premi importanti come il Leone d’argento, il Globo d’oro e il Nastro d’argento.

Il regista di Ossessione e Senso, ci racconta una vera e propria epopea familiare in cui, come spesso accade tra gli uomini, sono i sentimenti i veri protagonisti; vince chi riesce a dominarli, ne escono invece sconfitti sia i cattivi che i “troppo buoni”. Visconti, infatti, non redime quest’ultimi e ci ricorda che nella vita va trovato un equilibrio per essere felici e bisogna fare delle scelte di cui non tutti sono capaci. D’altronde, come afferma l’illustre psicologa Anna Oliverio Ferraris: “Bisogna saper trovare un punto di equilibrio tra altruismo ed egoismo”.

Selezionato nella prestigiosa lista dei 100 film italiani da salvare, Rocco e i suoi fratelli vanta un cast d’eccezione che comprende attori del calibro di Alain Delon, Renato Salvatori, Claudia Cardinale e Paolo Stoppa tra i tanti.

Mi congedo con un estratto del film in questione che potremmo tranquillamente definire come l’epilogo del Neorealismo: “Non credo che Rocco riuscirà più a tornare al paese…che cosa pensi di trovare laggiù? Anche il nostro paese diventerà una grande città dove gli uomini impareranno a far valere i loro diritti e a imporre dei doveri. Io non so se un mondo così fatto sia bello. Ma è così, e noi che ne facciamo parte dobbiamo accettare le sue regole.”

Rocco e i suoi fratelli (1960).
(da sinistra) Renato Salvatori, Luchino Visconti, Claudia Cardinale e Alain Delon.

In poche parole, il grande Visconti ci vuole dire che se non ci si adegua al cambiamento si finisce per soccombere. Buona visione!

Leggi anche: Bellissima – Il cinema fra (dis)illusione e speranza.

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