Nel lontano 1967 uscì nelle sale Il sesso degli Angeli, una pellicola drammatica diretta da Ugo Liberatore. Quest’ultimo all’epoca portò sul grande schermo una vicenda nella quale tre ragazze di buona famiglia s’imbarcavano su uno yacht alla volta della Jugoslavia con l’intento di sperimentare su se stesse gli effetti di un allucinogeno.

A distanza di più di cinquant’anni Il sesso degli Angeli diviene il titolo della nuova commedia di Leonardo Pieraccioni. I paradossi del cinema. Il lungimirante artista toscano, arrivato alla soglia dei sessant’anni, decide di indossare l’abito talare per calarsi nei panni di Don Simone, un verace parroco, la cui chiesa è soggetta sistematicamente a delle infiltrazioni d’acqua. Fenomeni a cui Don Simone non riesce a far fronte a causa delle ristrettezze economiche in cui versa.

Un giorno però dopo il crollo del soffitto della cappella in cui risiede, il nostro protagonista scoprirà di aver ricevuto in eredità un’attività molto redditizia in Svizzera da parte del defunto zio Waldemaro (Massimo Ceccherini). Certi di poter risolvere i problemi economici che affliggono la chiesa Don Simone e il suo fido sagrestano Giacinto (Marcello Fonte) si recheranno pieni di entusiasmo in Svizzera. Una volta arrivati scopriranno che l’attività lasciata in eredità dallo zio Waldemaro è in realtà un bordello gestito dalla bellissima e affascinante Lena (Sabrina Ferilli), ex prostituta.

Leonardo Pieraccioni, con l’ausilio di Filippo Bologna in fase di sceneggiatura, affronta lo spinoso tema delle case chiuse realizzando una pruriginosa commedia degli equivoci divertente che alterna momenti comici ad altri più seri. Come nella miglior tradizione pieraccioniana. Il sesso degli Angeli fa leva sull’umorismo verace del mattatore fiorentino, che in questa sua ultima fatica rispolvera tutti i suoi topos narrativi.

Don Simone altro non è che l’ennesimo alter ego del regista de Il ciclone e I laureati. E se Marcello Fonte risulta talvolta fuori luogo, l’inseparabile compagno di giochi Massimo Ceccherini è come al solito esilarante. Il suo zio Waldemaro è un lucifero toscano tutto da ridere e suscita ilarità in ogni scena in cui è presente. Sabrina Ferilli è bravissima e costituisce un valore aggiunto del lungometraggio in questione. La versatile attrice romana da vita ad una maîtresse piena di umanità veramente molto credibile. L’alchimia tra lei e Pieraccioni è palpabile.

Il sesso degli Angeli è un film riuscito dal punto di vista dell’intrattenimento, molto meno per quanto riguarda la critica di costume. Quest’ultima fatica dell’amato regista toscano infatti risulta permeata da un falso moralismo disturbante per lo spettatore.

A tal proposito mentre in una sequenza del film Don Simone dice alle ragazze di abbandonare la prostituzione per fare altro, nella scena successiva verrà fatto un palese primo piano sulle grazie delle giovani donne che lavorano come escort all’interno della casa d’appuntamenti. Inoltre a un certo punto Don Simone approverà la decisione da parte di Giacinto e del ragazzotto da me già menzionato, di andare con le prostitute. È come se Pieraccioni non avesse avuto il coraggio di prendere posizione in merito alla questione. Sarebbe stato meglio limitarsi da parte sua a portare al cinema un prodotto che avesse il solo obiettivo di far passare allo spettatore un’ora e mezza di spensieratezza. La cosa che gli riesce meglio. Anche grazie alla sua comicità genuina esente da volgarità.

Il mio consiglio dunque è quello di andare a vedere Il sesso degli Angeli senza farsi troppe domande. Solo in questo modo potrete apprezzare ancora una volta il cinema di Leonardo Pieraccioni.

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