A distanza di tre anni da Il sindaco del Rione Sanità Mario Martone torna nel ventre criminale di Napoli per realizzare Nostalgia.

La suddetta pellicola vede come protagonista Felice (Pierfrancesco Favino), un uomo di mezza età che dopo quarant’anni decide di tornare nella sua terra natia per far visita all’anziana madre. Una volta arrivato a Napoli Felice verrà fagocitato da un passato che lo consumerà e allo stesso tempo gli darà la forza di affrontare l’avvenire.

Basato sull’omonimo romanzo di Ermanno Rea, Nostalgia è un potente dramma ancestrale dal sapore shakespeariano che scandaglia l’animo dei suoi protagonisti. Favino non si limita ad interpretare magistralmente un personaggio. Felice infatti è l’emblema stesso della parte sana del meridione, composta da individui che hanno avuto il coraggio di salvarsi.

Oreste invece, il villain del film interpretato da un ipnotico Tommaso Ragno, incarna la parte malata del Sud. Quella che non prova neanche a redimersi. In mezzo ai due c’è Don Luigi Rega (Francesco Di Leva), un parroco coraggioso e buono che proverà a protegge Felice dalla malavita.

Da un certo punto di vista Nostalgia racconta la storia di un uomo che per avere un futuro deve necessariamente fare i conti con il passato. Un passato a cui Felice in tutti questi anni è rimasto inconsciamente aggrappato. Martone mostra al pubblico una città fatiscente totalmente allo sbando in cui regna indisturbata la criminalità. Oreste durante tutto il film si muove come un’ombra e rievoca l’iconico colonnello Kurtz, alias Marlon Brando, di Apocalypse Now.

Martone fa suo il romanzo di Rea, portando sul grande schermo, per certi versi, un’autentica storia d’amore tra Felice e la sua città. Dopo tanti anni di lontananza esso si accorgerà di non averla mai del tutto dimenticata. Il regista de Il giovane favoloso e Qui rido io sovente inquadra con la macchina da presa i vicoli e le strade del Rione. Quasi a voler comunicare allo spettatore che sono i dettagli nascosti a rivelare la vera identità del Sud. Martone infatti offre un ritratto autentico e viscerale della propria terra.

Pierfrancesco Favino suggella tutta la sua versatilità, cambiando registro diverse volte durante la vicenda. Il personaggio di Felice infatti nel corso del lungometraggio cambierà radicalmente, a cominciare dal dialetto. La nostalgia del titolo viene spiegata in modo eloquente dal seguente aforisma di Pasolini che apre il film: “La conoscenza è nella nostalgia: chi non si perde non possiede”. Frase fortemente evocativa in cui l’indimenticato poeta bolognese vuole comunicare il fatto che la nostalgia ci permette di conoscere pienamente noi stessi. Di conseguenza tale sentimento diventa un veicolo indispensabile al fine di cambiare pelle e di continuare a condurre un’esistenza appagante.

Sceneggiato dallo stesso Martone con Ippolita Di Majo, Nostalgia è un capolavoro che merita di essere visto al cinema. Esso presenta inoltre diverse analogie con il bellissimo Carlito’s Way di De Palma.

Correlate col significato più profondo di quest’ultima fatica di Martone risultano le seguenti parole del noto scrittore portoghese Fernando Pessoa: “E dopotutto ci sono tante consolazioni! C’è l’alto cielo azzurro, limpido e sereno, in cui fluttuano sempre nuvole imperfette. E la brezza lieve […] E, alla fine, arrivano sempre i ricordi, con le loro nostalgie e la loro speranza, e un sorriso di magia alla finestra del mondo, quello che vorremmo, bussando alla porta di quello che siamo.”

Mario Martone invita tutti noi ad amare e a prendersi cura di Napoli. Proprio come si fa con una madre anziana e malata.

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