Nel corso degli anni la Settima Arte ha partorito numerosi biopic su artisti musicali d’eccezione. Impossibile non citare a tal proposito film indimenticabili come Amadeus, The Doors, Bohemian Rhapsody, Rocketman e tanti altri. Baz Luhrmann a più di dieci anni di distanza da Il grande Gatsby realizza la prima pellicola cinematografica incentrata sulla figura del re del rock per antonomasia, Elvis Presley, intitolata per l’appunto Elvis.

Elvis (2022), diretto da Baz Luhrmann.
Austin Butler è Elvis Presley per il regista Baz Luhrmann nel suo nuovo film, Elvis (2022).

Il regista candidato all’Oscar per Moulin Rouge ripercorre in modo atipico tutte le tappe della vita pubblica e privata di The King. La vicenda in questione si svolge a cavallo tra gli anni ’50 e ’70 ed è narrata dal colonnello Tom Parker, alias Tom Hanks, agente controverso di Elvis, nonché vero e proprio coprotagonista del lungometraggio in questione. Assistiamo dunque all’ascesa e alla caduta di quella che ormai possiamo tranquillamente definire un’icona mondiale.

Elvis Aaron Presley ebbe un’infanzia votata all’indigenza. Il padre addirittura finì in carcere pur di sbarcare il lunario. Dopo aver preso coscienza del proprio smisurato talento l’eclettico artista statunitense avrà un successo straordinario che dipendeva soprattutto dal modo di muoversi che aveva durante i suoi concerti; uno stile che mandava in fibrillazione una moltitudine di ragazze sognanti. Successivamente questo tipo di performance venne condannata dai politici razzisti di quegli anni. Nonostante i consigli di Parker però il rocker non si piegò a questi moralismi spiccioli, rimanendo fedele a sé stesso e al suo amato pubblico. Il resto lo scoprirete in sala.

In quest’ultima fatica di Luhrmann, Elvis appare come l’emblema della lotta alla discriminazione razziale. Esso, infatti, era un “bianco” che cantava e si muoveva come un “nero”. In una società come quella, Elvis incarnava proprio il cambiamento positivo che stava avvenendo in quel periodo storico. Non è un caso che la pellicola in questione ponga l’accento sulla morte di Martin Luther King e Kennedy. Quando, dopo aver appreso la notizia della dipartita di quest’ultimo, Parker dirà ad Elvis che la cosa non lo riguarda direttamente, quest’ultimo affermerà esattamente il contrario. Si può asserire senza dubbio che esso fu un anello di congiunzione tra la comunità bianca e quella di colore.

Luhrmann mette a nudo questa sorta di supereroe punk ante-litteram, utilizzando come di consueto la macchina da presa in modo dinamico e impreziosisce la sua opera con colori e costumi sgargianti. Tom Hanks veste magistralmente i panni dell’ambiguo Colonnello Parker e infonde al personaggio un’irresistibile dose di cinismo. L’attore premio Oscar per Philadelphia e Forrest Gump è sublime nell’incarnare un personaggio anomalo fortemente borderline, sempre sul sottile filo della crudeltà.

Austin Butler, che nel film interpreta proprio Elvis Presley, dal canto suo regala allo spettatore la migliore performance della sua carriera, in quanto non si limita ad interpretare Elvis, egli diventa Elvis. Un’immedesimazione che non ha niente da invidiare a quella di Rami Malek nei panni di Freddie Mercury. Completano il cast interpreti eccellenti come Helen Thomson, Richard Roxburgh, Olivia DeJonge e Luke Bracey.

Per certi versi Tom Parker è la nemesi di Elvis Presley. Quest’ultimo non riesce, a volte inspiegabilmente, a liberarsene perché da un certo punto di vista i due sono uguali. Citando il film, trattasi infatti di due bambini strani e soli che inseguono l’eternità. Elvis è un monumentale e sfrenato tributo a un uomo rivoluzionario che amava una cosa sola: il suo pubblico.

Tom Hanks nei panni del colonnello Parker, lo storico agente di Elvis.

Le seguenti parole proferite dall’indimenticato divo di Memphis rendono bene l’idea di quanto Elvis amasse e credesse in quello che faceva: “Ho imparato molto presto che, senza una canzone, il giorno non ha fine… senza una canzone, un uomo non ha amici… senza una canzone, la strada non ha curve… senza una canzone. Per questo motivo io continuo a cantare una canzone”. In definitiva mi sento di consigliare questo film non solo ai fan di Elvis ma a chiunque ami il cinema e la musica.

In tempi come quelli che stiamo vivendo, fagocitati dal politicamente corretto, ci vorrebbe un nuovo Elvis che a suon di fiancheggiate ci risvegliasse dal torpore in cui siamo precipitati. Il seguente estratto della canzone di Elvis, “If I can dream”, cantata dai Maneskin nel film, riassume il significato più recondito dell’opera in questione: “There must be peace and understanding sometime Strong wind of promise that will blow away the doubt and feat”.

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