Un racconto di Lorenzo Borzuola.

 

Aspettando il suo arrivo

Rimasi a fumare quella sigaretta finché il povero filtro marroncino, divenuto ormai giallognolo, non fosse rimasto che un misero torsolo consumato, strizzato a morte dal pollice e l’indice che continuava a fare pressione nella misera speranza di ricavarne un’altra boccata di fumo. [continua a leggere]

 

La nuova vita

[…] In sintesi, ci volle un po’ per abituarmici. Mettermi bene in testa che non ero più in Italia. In Germania o lavoravi o non riuscivi a tirare avanti. Mi misi nella concezione di non dover pensare ad altro che a lavorare, spezzarmi la schiena come un mulo, come un vero tedesco. [continua a leggere]

 

La manifestazione

[…] Una folla di strani ceffi vidi comparire subito dopo aver svoltato l’angolo. Kabir, detto Ernst, il vecchio proprietario del Kiosk dove andavo a rifornirmi, si era barricato letteralmente dentro il suo stesso negozio. Gli chiesi di farmi entrare prima che quella massa di persone mi avesse investito. [continua a leggere]

 

Uno strano incontro

[…] Erano passate tre ore dalla mia fuga dal ristorante e non avevo trovato pace. La mia testa era così piena di pensieri che l’unica cosa da fare era camminare, lungo tutto il fiume e di nuovo nell’entroterra cittadino dall’altra sponda. [continua a leggere]

 

Il sogno

[…] Uscii fuori da quel posto intorno alle due del pomeriggio. Ero rintronato da quell’abbuffata, un po’ alticcio per via della birra e del vino. Barcollai con l’ultimo sprazzo di equilibrio e lucidità rimasti verso il Reno. Le loro parole risuonavano nella mia scatola cranica come un lungo ed eterno monito. [continua  a leggere]

 

Erika

[…] Erika. Credo di averla vista in quella casa dieci o venti volte, ma con lei non ero mai andato. Arrivavo sempre e solo dopo mezzanotte. Pagavo subito la vecchia portiera e lei mi elencava tutte quelle che in quel momento erano libere per un altro cliente. Salendo le scale la vedevo sempre lì che mi guardava. [continua a leggere]

 

All’ombra della cattedrale

[…] Nelle parole che Marco aveva scritto nel messaggio capivo che il mio comportamento di quella mattina non era passato in osservato. Mi chiedeva se doveva andarsene e trovare un altro posto dove poter dormire. [continua a leggere]