Adem è un fuggiasco. Novak il suo inseguitore. I due, imbattutisi in una navicella spaziale abbandonata, decidono di cooperare per abbandonare il loro pianeta, ormai senza più nulla da offrirgli. Nonostante l’iniziale diffidenza riescono a cooperare e a far ripartire la nave. Giunti nello spazio, devono solo stabilire la rotta da seguire. Il disaccordo sulla destinazione del loro viaggio della speranza, da cui dipende la loro sopravvivenza, instilla nei due una diffidenza reciproca e  malsana, pronta a sfociare in uno scontro aperto.

Il regista tedesco Marcel Barion ci trascina in un claustrofobico viaggio spaziale destinato verso una sconosciuta salvezza. Il titolo Das letzte Land richiama quella possibilità di trovare un nuovo posto dove vivere che anima la ricerca dei due profughi.

In fuga dalla loro inospitale casa, più simile a una prigione che a un’accogliente dimora, preferiscono l’ignoto di un viaggio spaziale con un nave di fortuna  piuttosto che la certezza di una vita immonda.

La divergenza sulla meta scoperchia dubbi e timori di entrambi. Novak, il pilota, è deciso a dirigersi verso la fonte di un segnale acustico recepito dal casco di un membro del vecchio equipaggio. Adem, addetto al diario di bordo, studiando i report delle precedenti missioni, inizia a dubitare della sicurezza di questa scelta. Nonostante i file non siano completamente accessibili, Adem pensa di essere riuscito a farsi un’idea di quello che possa essere capitato al vecchio equipaggio e di quale fosse il loro pianeta di provenienza.

Novak, dal canto suo, ormai deciso a seguire il segnale acustico, sembra scivolare nella follia. Il segnale, come il canto delle sirene per i navigatori dell’antichità classica, diventa l’unico scopo dell’intero viaggio. Quella è la meta e non può discutersi.

Lo spazio ristretto in cui si muovono i due soli attori del film, Torben Foellmer e Milan Pesl, è lo scenario perfetto per il loro scontro. Messi forzosamente a contatto, a causa delle loro differenze, sono costretti a battersi per imporre la propria visione sull’altro. È la loro stessa vita che è in gioco.

Das letzte Land è un ottimo film di fantascienza, capace di non perdersi in inutile dettagli hi-tech per concentrarsi sull’animo umano, immutato quale che sia il contesto che lo circonda.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here