“L’isola di Lampedusa ha una superficie di 20 km2, dista 70 miglia dalla costa africana, 120 miglia da quella siciliana.
Negli ultimi 20 anni circa 400mila migranti sono approdati a Lampedusa.
Nel tentativo di attraversare il Canale di Sicilia per raggiungere l’Europa, si stima che siano morte 15mila persone.”

Con questa premessa si apre il film documentario del 2016 di Gianfranco Rosi, Fuocoammare. Un testo breve, nero su bianco, che comunica dei freddi numeri. Così allo spettatore si dà il benvenuto a Lampedusa, l’isola in cui Rosi stesso ha trascorso un intero anno di riprese. Zero pietismo, zero buonismo, zero rabbia. Numeri. Numeri che non si possono negare.

Il racconto non si interessa solamente di migranti, sbarchi e naufragi, ma anche della vita quotidiana della più meridionale comunità italiana. L’occhio del regista, interessato a questo pezzo d’Europa minuscolo e lontano, si divide tra la quotidianità degli isolani e tra quella di chi solca il mare in cerca di un futuro.

Il giovanissimo Samuele è il protagonista di Fuocoammare, che lo segue nei suoi semplici giochi nell’arido entroterra dell’isola. Con una fionda e un coltello Samuele trascorre le sue giornate lontano da quel porto  che vede continuamente attraccare navi cariche di persone, e spesso, purtroppo, di cadaveri.

L’unico particolare che lo lega coi migranti è il dottor Pietro Bartolo, il medico che mentre assiste il giovane preadolescente non riesce ad abituarsi alla sofferenza di cui è testimone.

Lampedusa è un’isola di pescatori, dove “tutti sono marinai”. Il mare, principale fonte di sostentamento dell’isola, diventa però un luogo tragico, dove la bellezza dei riflessi del sole si oscura alla notizia di un nuovo naufragio. Il grigio che domina la pellicola, nonostante l’abbondanza di sole disponibile in un anno a queste latitudini, trasmette proprio questo senso di tragedia ineluttabile. In un’isola stretta tra Africa e Europa, tra l’esodo continuo di popoli di disperati e l’eterne campagne elettorali europee, la vita va avanti lo stesso, tra spaghettate di pesce in famiglia e il gorgoglio della macchinetta del caffé.

A Lampedusa, da anni ormai, non si pesca più solo pesce, ma anche uomini, donne e bambini. Quando va bene vivi, quando va male già cadaveri. A distanza di anni dall’uscita del documentario poco è cambiato. Navi cariche di persone e di storie continuano ad arrivare. A volte con più clamore mediatico che altre. A volte, con nuovi cadaveri a bordo.

La vita a terra, nel frattempo, va avanti lo stesso.

fuocoammare
Una scena di Fuocoammare, un documentario di Gianfranco Rosi.

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