Il presepe è napoletano mentre l’albero è milanese, la doccia è milanese e il bagno è un ritrovo con i propri pensieri quindi è di Napoli. Sono solo alcune delle tante perle di saggezza del signor Gennaro Bellavista, film del  1984 scritto e diretto da Luciano De Crescenzo e tratto dal suo romanzo Così parlò Bellavista.

Quello stesso De Crescenzo, quell’ingegnere filosofo che ha raccontato Napoli attraverso alcune delle sue infinite sfaccettature, si è spento all’età di 91 a Roma. La letteratura, ma soprattutto il cinema, piangono la sua scomparsa. Dopo anni in veste di ingegnere, De Crescenzo fu infatti convinto ad intraprendere la scrittura e fu proprio il personaggio di Bellavista che gli diede il grande successo.

Successo che poi si è ingrandito dopo l’uscita di quel film che resta un vero e proprio capolavoro, una tela di Napoli e dei suoi volti. Con tale opera, lo scrittore volle raccontare la sua città attraverso la figura del professor Bellavista. Ma attorno a lui, una lunga sfilata di volti e sketch che ci immergono in quel panorama partenopeo tanto amato quanto disprezzato.

Il professor Bellavista è un istruito che tiene lezioni di vita e di morale, ma soprattutto di napoletanità, ai vari condomini che abitano nel suo stesso palazzo. Tutti lo ascoltano affascinati tuttavia qualcosa rompe quella placida monotonia che si era creata. Nel palazzo arriva un nuovo coinquilino: il dottor Cazzaniga (Renato Scarpa), la cui particolarità è quella di essere milanese. Questo desta subito il panico tra i presenti che lo vedono subito come un uomo tetro, severo e grande lavoratore.

Come se non bastasse la figlia di Bellavista, Patrizia, è incinta di Giorgio, un giovane ingegnere laureato senza lavoro e senza una lira. C’è quindi il problema di trovare ai due giovani una sistemazione ed è da questa vicenda che si snodano tanti volti di Napoli.

C’è infatti il fotografo abusivo, il carcerato che da indicazioni solo con i gesti, il gioco del lotto, i tre portieri per in solo palazzo, la mitica scena del cavalluccio rosso, il suocero di Bellavista che non si sveglia più da quando ha perso un milione oppure il processo ai fratelli Pasquale e Vincenzo Sorrentino.

Alla fine, sarà proprio il dottor Cazzaniga a risolvere la situazione. Rimasto bloccato in ascensore con lui, Bellavista inizia a farci amicizia e scopre che non tutti i milanesi sono uguali, così come i napoletani. Anche il dottor Cazzaniga beve caffè, ama il presepe e se potesse anche lui si alzerebbe tardi la mattina se non dovesse andare a lavorare. Alla fine, prima che le porte dell’ascensore possano riaprirsi, Cazzaniga offre a Bellavista un posto come ingegnere al genero e quest’ultimo parte assieme a Patrizia per Milano.

Tutto il mondo è paese, si potrebbe alla fine dire, eppure c’è sempre quella grande differenza di modi, usi e costumi che ci separano dal regno partenopeo e che De Crescenzo non intende cancellare. Ma anche lui fa delle critiche, come tutti gli artisti che hanno lasciato Napoli ma che la continuano ad amare all’infinito: da Eduardo a Totò, da Troisi a Pino Daniele.

Il cast è ricco di attori e artisti di quella città, come Isa Danieli, Luigi Uzzo, Tommaso Bianco, Marina Confalone, Antonio Casagrande, Gino Maringola, Franco Javarone e Marzio Honorato.

Le scene cult
Il film abbonda di sequenze memorabili. Una in particolare, quella del Cavalluccio Rosso. Un uomo, fermatosi per comprare un cavallo di legno rosso per il nipote Geppino, lascia per un secondo la macchina aperta e subito un ladro cerca di rubarla. Dopo aver scacciato il malfattore, l’uomo racconta la stessa storia a tutti e più volte, fino a quando tutta la piazza è gremita di gente che cerca di capire cosa è successo.

Poi c’è la scena del camorrista. Giorgio riesce a trovare lavoro grazie allo zio che gli lascia il negozio di articoli religiosi, ma quest’ultimo non lo avete che deve pagare il pizzo ai camorristi. Spaventato ma anche scocciato da ciò, Giorgio chiede aiuto a Bellavista il quale va a parlare con uno dei boss.

Memorabile la scena della lezione che il professore da ai suoi strampalati discenti oppure la scena del fotografo, ma ancor più memorabile è la scena del lotto quando due vecchie sorelle vanno a giocare i numeri ma una delle due non si ricorda bene il sogno.

Questo è solo uno dei film e dei libri scritti da De Crescenzo. La cosa certa è che un personaggio come lui ci mancherà.

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