Francia. Novembre 2018. Lo scontento popolare si manifesta per le strade di tutto il paese, per mezzo di un semplice gilet giallo. Il deputato della gauche più rossa François Ruffin parte, insieme a Gilles Perret, per un viaggio nelle barricate erette da quella fetta di popolo che si sente esclusa da troppo tempo. Nasce così J’veaux du soleil!, il film sui gilet gialli, presentato in anteprima italiana il 5 ottobre 2019 al Perugia Social Film Festival.

Eletto nel 2017 tra le file di France Insoumise, Ruffin non crede che tra le fila dei gilet jaunes ci siano solo fascisti come i media sembrano suggerire, e vuole andare a conoscerli di persona. François e Gilles simpatizzano e sostengono il movimento che ha scosso il potere costituito francese.

Il loro non è un viaggio di studio e non ha velleità documentaristiche. I due partono per portare il loro sostegno alla lotta e per dare voce alle istanze dei manifestanti.

Il trailer di J’veaux du soleil!

J’veaux du soleil si pone infatti, più che come un film sui gilet gialli, come un film dei gilet gialli per i gilet gialli. François e Gilles portano la loro solidarietà e la loro vicinanza a quanti hanno deciso di protestare. Il film servirà a smuovere ancora di più le coscienze e a dare nuova linfa alle proteste. J’veaux du soleil è un atto politico.

Le riprese del film sono durate infatti solamente sei giorni proprio per velocizzare al massimo la diffusione del messaggio dei gilet jaunes.

Durante il loro viaggio attraverso i vari angoli dell’esagono, François e Gilles incontrano le persone più disparate accomunate tutte dallo stesso sentimento di esclusione sociale. Non ci sono solo disoccupati a protestare, ma tantissime persone che nonostante abbiano un lavoro arrancano e non riescono ad arrivare a fine mese.

J'veaux du soleil, il film sui gilet gialli

L’innalzamento del costo del gasolio è la goccia che fa traboccare il vaso. Tasse, tasse, tasse e tasse: dello stipendio non rimane poi nulla per poter fare la spesa per tutto il mese. La povertà inizia a manifestarsi non solo nella disoccupazione, ma anche tra quei salariati che non riescono più ad arrivare alla fine del mese.

Ed è a queste persone che la sinistra benpensante sembra aver voltato le spalle. Persone che poi potrebbero guardare verso quel fascismo a cui i media spesso li accomunano senza motivo. E proprio questo disprezzo di classe, molto sentito dagli abitanti delle campagne francesi, che alimenta le barricate e lo spirito di comunità.

Lo spirito di comunità che François e Gilles ritrovano in quelle rotonde è l’elemento più interessante di tutto il film: esclusi, isolati, costretti a una vita casa-lavoro, i gilet gialli ritrovano negli assembramenti quel senso di solidarietà e fratellanza che sembrava scomparsa dalla società contemporanea. Insieme ai loro compagni di lotta possono parlare liberamente dei propri problemi e delle loro difficoltà, senza bisogno di doversi vergognare.

Le facce e le storie che compongono questo film di lotta sono un affresco di una Francia che si sente abbandonata, dimenticata e trattata con sufficienza. Una Francia che non vuole altro che un po’ di felicità. Che non vuole altro che un po’ di sole.

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