La scuola è un momento cruciale nella vita di ognuno di noi. Tra quelle mura la nostra personalità si è formata nel tempo, componendosi negli anni di tutti gli input che le venivano forniti. Gli anni di scuola dell’obbligo sono fondamentali per fare di noi ciò che siamo. E molto dobbiamo a una figura in particolare: l’insegnante. Insegnanti come Franco Lorenzoni sono poi veri e propri sostegni allo sviluppo di una propria personalità, capace di esercitare l’arma e il privilegio del pensiero.

Franco Lorenzoni è un maestro elementare, che insegna alla scuola elementare di Giove, un piccolo comune della Provincia di Terni, in Umbria. Il suo ultimo anno di lavoro, prima del pensionamento, è documentato nel film È meglio che tu pensi la tua, di Davide Vadalà.

Tra le riflessioni del maestro, e le sensazioni degli alunni, viene raccontato il lavoro che insieme hanno svolto durante l’anno scolastico. Un lavoro stimolante e non banale, che nasce da una concezione particolare dell’insegnamento. Questo non deve essere, infatti, un semplice spiegare qualcosa, ma una maniera per fornire agli alunni i mezzi e le competenze per interpretare il mondo e la realtà che li circondano.

Così, oltre a lezioni dinamiche in cui sono gli studenti a trovare le risposte e le definizioni necessarie al loro apprendimento, Franco Lorenzoni imbastisce diversi progetti in cui i suoi alunni devono mettersi in gioco: dal teatro al cinema.

La classe del maestro Franco non fa il solito spettacolo teatrale di fine anno, ma rielabora una pièce classica attraverso i pensieri e le discussioni che emergono durante le ore di lezione dai giovani studenti. Dalle nuvole di Aristofane la quinta di Giove atterra in Liberia, dove nei primi anni del nuovo millennio, le donne di due fazioni rivali sono riuscite a costringere gli uomini a fare la pace.

Lo stesso avviene quando il maestro propone alla classe di produrre e girare un film. Tutto viene fatto dagli alunni, dallo storyboard al montaggio. Sono loro, e solamente loro, gli artefici di quello che poi è stato anche presentato al Sotto18 Film Festival di Torino.

La didattica del maestro Franco ha permesso agli studenti di un piccolo paesino della campagna umbra di esprimersi come mai prima d’ora gli fosse stato concesso. E forse, purtroppo, questa libertà non riusciranno mai più a trovarla nei successivi anni di scuola. Il loro estro dovrà canalizzarsi e conformarsi alla standardizzazione del processo educativo.  

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