Sunod è un film horror presentato al Ravenna Nightmare Film Fest 2020 nella sezione dedicata al Concorso Internazionale Lungometraggi. Diretto dal regista filippino Carlo Ledesma, il film racconta la storia di una madre in forte difficoltà economica, con una figlia in ospedale.

Carmina Villaroel è Olivia, una donna forte ma distrutta dalla malattia cardiaca della figlia Anelle. Per poterla continuare a trattare, è necessario raccogliere del denaro per pagare le spese mediche. In cerca di lavoro, Olivia trova un’occupazione alla Loboro Global Outsourcing, una società di call center internazionale. L’ufficio dell’azienda si trova al quarto piano della Loboro House, uno storico edificio della città di Manila che una volta ospitava un ospedale.

All’interno del nuovo ufficio, Olivia fa la conoscenza di Mimi, una giovane collega intenzionata a non assumersi la responsabilità di un’occupazione fissa, e Lance, il carismatico supervisore. Severa e autoritaria è invece Karen Loboro, la proprietaria dell’azienda e figlia del fondatore di Loboro House.

In questo nugolo di personaggi, fa la sua comparsa una strana bambina, di nome Nerisa. La piccola appare e scompare, dando subito allo spettatore, un indizio sulla sua natura sovrannaturale. La bambina inizia a seguire Olivia, all’interno dell’ufficio, fino a quando apparendole davanti riesce a farsi accompagnare fuori da Loboro House. È l’inizio della parte più inquietante della storia.  

Sunod (2019) racconta una storia non piena di originalità, ma capace di attirare l’attenzione e la partecipazione emotiva dello spettatore. Quest’ultimo non è appesantito dall’abuso degli effetti speciali tipici del genere, ma, al contrario, trasportato in uno stato di crescente inquietudine dalle atmosfere che il regista riesce a costruire.

La fotografia, il suono e alcune soluzioni visive semplici ma altrettanto efficaci si sommano fino a creare un film in cui si percepisce il senso di frustrazione e angoscia che pervade la protagonista. Olivia è infatti una donna in difficoltà economica, costretta anche a dover farsi scivolare addosso un tentato stupro pur di poter pagare il conto delle cure mediche di sua figlia. E quando la realtà terrena sembra darle un attimo di tregua è il sovrannaturale che prende il sopravvento.

In questo gioco di equilibri, in Sunod appaiano anche lampi di racconto sociale. Tutto l’intreccio narrativo è mosso infatti dal conto dell’ospedale di Annelle, il quale appare da subito proibitivo. La stessa Loboro House era stata pensata inizialmente come un ospedale dal padre di Karen, il quale lo aveva costruito non per munificenza verso la cittadinanza ma per ottenerne lauti guadagni.

Il tutto non va però frainteso. Sunod non si propone come un film di denuncia sulle misere condizioni degli ultimi. Anche perché Olivia non appartiene agli ultimi: se è in crisi è colpa della tragica malattia della figlia. Inoltre, anche se all’inizio il film sembra indirizzarsi verso un accenno di lotta di classe, si conclude con un’alleanza livellatrice tra Karen e Olivia.

Nel complesso, il lungometraggio di Carlo Ledesma è un buon film horror, perfetto per gli appassionati del genere e anche del cinema asiatico. Il film, infatti, non solo ci permette di aprire una finestra sulle Filippine, ma anche di addentrarsi nel panorama iconico del cinema dell’arcipelago.

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