Stolen Identity, o in giapponese Sumaho o otoshita dake nanoni, è un film del 2018 facente parte del catalogo del Japanese Film Festival. Diretto da Hideo Nakata, il film è tratto dall’omonimo romanzo di Akira Shiga e si basa sui pericoli connessi alla fragilità delle nostre identità digitali.

Asami e Tomita sono due giovani innamorati e in carriera. Il giorno in cui Tomita decide di chiedere la mano della sua innamorata questo perde il suo smartphone, lasciandolo in un taxi. Il cellulare viene ritrovato da quello che sembra un gentile signore, il quale lo lascia in un bar dove Asami va a recuperarlo.

Nel frattempo delle indagini di polizia rivelano come in un bosco poco fuori città siano stati sepolti i corpi di varie ragazze: giovani dai capelli lunghi e neri, alle quali è stata rasata una ciocca. L’ispettore Toru Busujima e il giovane agente Manabu Kagaya fanno parte del team di indagine.

Tomita, qualche giorno dopo aver recuperato il cellulare, si accorge di alcuni costosi acquisti online fatti con la sua carta di credito. Asami, invece, riattiva, su spinta di una sua amica, il suo profilo su Social Book. Per i due inizia un calvario digitale, fatto di malware, finti profili e foto fuori contesto che mettono alla dura prova il loro reciproco amore.

Dietro tutto questo c’è molto di più che un semplice scherzo.

Asami e Tomita

Con lo spunto del thriller, Stolen Identity affronta l’annoso tema della sicurezza digitale. Questa spesso viene sottovalutata e affrontata con leggerezza dagli utenti, con la scelta di password deboli o facili da intuire, esponendo se stessi e i propri cari alle intenzioni criminose di totali sconosciuti.

Asami e Tomita vedono le proprie identità sgretolarsi lentamente, mettendo a nudo quando siamo ormai dipendenti da ciò che risiede all’interno del nostro smartphone. In quei circuiti c’è tutta la nostra vita, i nostri dati, i nostri affetti e le nostre debolezze. Persino i nostri segreti più reconditi possono essere svelati se si riesce a fare breccia nei nostri alter ego digitali.

Il film di Hideo Nakata non offre però uno sguardo totalmente negativo della tecnologia. Anzi. Proprio grazie ad essa, si riesce a strecciare il groviglio di misteri che vanno ad accumularsi nel corso della storia. Il giudizio è quindi non tanto sulle nuove tecnologia a cui l’uomo sta affidando la sua vita, ma all’uso che gli uomini ne fanno. Le tecnologie sono qualcosa di neutro e solamente la persona che le utilizza, e come le utilizza, può assegnargli un valore.

Stolen identity - La recensione del film di Hideo Nakata
Stolen Identity (2018)

Stolen Identity si presenta come un thriller tecnologico, tra hacker, detective programmatori e ignari utenti del web. Il regista costruisce un film stimolante, che non abbandona mai lo spettatore e che riesce a coinvolgerlo sia nella storia d’amore di Asami e Tomita sia nelle indagini di polizia. Le due storie sembrano progredire slegate, per poi unirsi nel momento apicale, di massima tensione narrativa.

Non mancano i momenti in cui la storia si concede un po’ di commedia: si alleggerisce la tensione accumulata senza però banalizzare il dramma che vivono i protagonisti.

Nel cast del film compaiono Keiko Kitagawa e Kei Tanaka, rispettivamente nei ruoli di Asami e Tomita, Taizo Harada e Yudai Chida nei ruoli dell’ispettore Toru Busujima e di Manabu Kagaya, Ryo Narita e Maryjun Takahashi.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here