Nel 1979 il Partito Comunista Cinese lanciava la sua politica del figlio unico, per la quale alle famiglie non sarebbe stato permesso avere più di un figlio. La politica, volta al contenimento dell’impetuosa crescita demografica del popolo cinese, è durata fino al 2015 quando il Partito ha lanciato la politica del secondo figlio. One Child Nation (2019), di Nanfu Wang e Jialing Zhang, racconta come questa politica è stata vissuta dal popolo che l’ha subita.

Nanfu Wang nasce in un villaggio rurale della provincia di Jiangxi, in Cina, nel 1985. Dopo la nascita del suo primo figlio nel 2017, Nanfu ritorna in Cina dagli Stati Uniti per comprendere meglio gli effetti sulla vita delle persone della politica del figlio unico, partendo proprio dalla sua famiglia.

Nanfu Wang intervista sua madre (di spalle)

Nanfu, a differenza di molti altri bambini cinesi, è cresciuta con un fratellino. Infatti, nelle comunità rurali era comunque permesso avere al massimo un altro figlio, a patto che nascesse con un intervallo temporale di 5 anni. Con persino troppa nonchalance sua madre le rivela che la nonna aveva preparato una cesta dove infilare il neonato se fosse stato di sesso femminile. La cesta sarebbe poi stata portata in montagna e abbandonata. Un’altra femmina in famiglia sarebbe stata inaccettabile.

One Child Nation ripercorre la storia dell’applicazione di questa legge intervistando anche chi ha avuto la responsabilità di farla applicare in contesti difficili e tradizionali. Non solo propaganda, ma sono stati commessi veri e propri abusi sui corpi delle donne: sterilizzazioni e aborti forzati, fino al nono mese di gravidanza. Inoltre, la paura di ritorsioni e multe, mista alla tradizionale concezione dell’importanza di avere un figlio maschio, hanno portato molti genitori ad abbandonare le loro figlie femmine.

La stessa famiglia di Nanfu è pienamente coinvolta in questo sistema. La nonna era una strenua portabandiera della politica del figlio unico, tanto da voler costringere la figlia a sterilizzarsi dopo aver avuto la prima nipote e a spingere l’altro figlio -lo zio di Nanfu- ad abbandonare la propria figlia al mercato della carne.

La cosa più disturbante di tutto questo è la banalità con la quale ne parlano alcuni protagonisti. Se ad alcuni rievocare queste memorie causa dolore, per altri è come ricordare un banalissimo evento del proprio passato. La propaganda è stata efficace nel convincere il popolo cinese che la politica del figlio unico fosse più importante di ogni cosa, persino della stessa vita dei propri figli.

Una dei protagonisti di One Child Nation

One Child Nation mette in luce le storture di una politica propagandata come necessaria per la felicità delle persone ma che in realtà ha causato enormi sofferenze. La stessa Nanfu definisce la politica del figlio unico come un atto di guerra del governo contro il suo stesso popolo. Lo stesso popolo al quale, oggi, il governo chiede due figli per coppia, così da avere più consumatori per il mercato interno.

Il documentario di Nanfu Wang e Jialing Zhang ha vinto il Premio della Giuria al Sundance Film Festival nel 2019. One Child Nation è infatti un lavoro di grande impatto, capace di sollevare importanti riflessioni sia sull’impatto che politiche demografiche possono avere sulla vita delle persone sia sulla pervasività e potenza della propaganda nei regimi totalitari.

Ad oggi, la politica del figlio unico non esiste più. Rimangono però i suoi strascichi, sia fisicamente, sui corpi delle donne vittime di aborti e sterilizzazioni forzate, sia emotivamente, nei cuori di quei genitori che per rispettare la legge hanno abbandonato i propri figli.

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