di Ettore Arcangeli

Era un mercoledì mattina come gli altri. Colazione e via a studiare alla Biblioteca Comunale in cerca di un po’ di tranquillità. Tra le pareti di questi tempi del silenzio la concentrazione è più facile da trovare che a casa, tra mille possibile distrazioni. Non avevo la minima idea di che giornata sarebbe stata.

Ad un certo punto gli scaffali ripieni di libri, il tavolo e la mia sedia iniziano a tremare. Una nuova scossa. Ancora. La bibliotecaria fa evacuare la struttura più per prudenza che per altro e siamo tutti in strada. Siamo lontani dall’epicentro, come sempre, ma con il tempo si è imparato che se da noi si trema in quel modo da qualche parte c’è l’inferno. I miei programmi saltano: devo recuperare mio cugino più piccolo a scuola, che ha sospeso le lezioni, e raggiungere mamma, che dal lontano 97 teme, a ragione, ogni movimento tellurico. A casa, sul divano, cerchiamo di apprendere qualche notizia in più sperando non ce ne siano di tragiche quando si avverte una nuova scossa, percepita persino negli studi del telegiornale. Pochi minuti e nuova replica. A fine giornata saranno quattro le forti scosse (di magnitudo superiore a 5). Tutte con l’epicentro nelle stesse zone già ferite più e più volte nei mesi e negli anni scorsi. Il terremoto si aggiunge ad una situazione meteo eccezionale con l’accumulo di metri di neve in poche ore nelle stesse zone dell’epicentro. La tempesta di provenienza artica aveva lasciato centinaia di migliaia senza elettricità ed isolate. La tragica coincidenza degli eventi ha reso la vita ancora più difficile per gli abitanti del Centro Italia. Non poter avere un tetto sopra la testa quando fuori nevica e le temperature sono abbondantemente sotto lo 0 non deve essere facile. Sembra il colpo finale ad un territorio già gravemente ferito. Ma non è così. Sfortunatamente non è così. Verso l’ora di cena inizia ad arrivare una notizia che seppur confusa fa rabbrividire. Una valanga avrebbe colpito un hotel di montagna non ancora raggiunto dai soccorsi. Il tempo passa e non si riesce a far luce sulla situazione. La valanga c’è stata. Dall’hotel non arrivano più comunicazioni. La preoccupazione inizia ad assalire tutti gli italiani. Solo nella notte un gruppo di uomini della Guardia di Finanzia riuscirà a raggiungere la zona del disastro con gli sci. Troveranno l’hotel completamente sepolto da metri e metri di neve.  Nel frattempo un’altra colonna di soccorritori si sta facendo strada tra la neve che supera in altezza molti dei mezzi impegnati per le operazioni. Dalla immagini che arrivano sugli schermi la situazione sembra surreale. Parrebbero tratte da un disaster movie americano, ma sfortunatamente è la cruda realtà dei fatti. Decine, centinaia di soccorritori accorrono per cercare di estrarre vivi i 40 presenti al momento della valanga nell’hotel. Solo 11 riusciranno a riemergere da quell’inferno. 29 i morti. Una settimana per completare le operazioni di soccorso. Una settimana in cui si è sperato fino all’ultimo che il numero dei superstiti potesse aumentare. Una settimana in cui donne e uomini si sono dedicati anima e corpo in condizioni estreme per salvare la vita degli altri.

Maltempo/ * Hotel Rigopiano, Prefettura Pescara: 23 i dispersi segnalati

Si è detto tanto su quello che si poteva fare per evitare questa tragedia. E se c’è qualche responsabilità speriamo che sia fatta giustizia.

Per chi ce l’ha fatta e per chi invece non c’è più.

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