di Lorenzo Borzuola

Una piccola chicca di natale solo per i toscani, come molti hanno detto e ridetto. Secondo il mio modesto parere Benvenuti in casa Gori è una chicca che racconta la grande ansia e la grande rottura del natale, ma di tutti. Quella del pranzo è una tortura che, soprattutto nel Santo giorno, mette a dura prova tutte le famiglie e di tutto lo stivale. Con questo film del 1990, Alessandro Benvenuti, già membro dei Giancattivi assieme a Francesco Nuti e Athina Cenci, ci regala la dura, cruda e grottesca realtà del tradizionale pranzo natalizio, con tutti i suoi parenti scomodi, invitati per forza, con le sue portate infinite: dai cappelletti in brodo al pollo fino all’insipidezza del panettone, con la tombola finale, quando ormai si è sazi, stanchi e con la sola voglia di andare a coricarsi.

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Tutto inizia dalla sera prima. L’albero, la preparazione del pranzo. L’ormai anziana Adele Papini (Ilaria Occhini) si appresta a cucinare per l’arrivo dei parenti: la sorella Bruna Papini (Athina Cenci), il cognato Libero Salvini (Giorgio Picchianti), la nipote Serena Salvini (Ornella Marini) con il marito Lapo (Alessandro Benvenuti) e la loro figlioletta Samantha. Nel frattempo ci vengono presentati gli altri personaggi; c’è il burbero Gino Gori (Carlo Monni), intento a bestemmiare e ad addobbare l’albero, Danilo Gori (Massimo Ceccherini), figlio scapestrato di Adele e Gino, patito della Viola e fidanzato con la minuta Cinzia Enrichi (Barbara Enrichi). Per ultimo, il vecchio nonno Annibale Papini (Novello Novelli), padre di Bruna e Adele, uomo costretto su una sedia a rotelle, maltratto da Gino e, quando capita, anche dalle figlie che poco lo sopportano. Il giorno di Natale tutti si riuniscono tra la gioia e la solita noia annuale. Primo, secondo, contorno, i famosi crostini che il povero Annibale non può mangiare, e la solita tiritera che si crea, e questo succede sempre e in ogni famiglia durante questo giorno. Nascono sempre le incomprensioni, si riaprono dibattiti familiari che erano stati sepolti, ma vengono fuori anche delle novità. Si scopre infatti che Bruna è la più scontenta di tutti, Cinzia è incinta di Danilo, poi rincorso per tutta la casa da Gino, Adele capisce di essere stanca di tutto e di tutti e, a causa di una videocassetta, si scopre che Lapo possiede filmini pornografici, scatenando il dissenso della moglie Serena. Gino resta il solito incazzoso, scorbutico nei confronti del suocero Annibale. Anche quest’ultimo vittima e artefice delle incomprensioni familiari.

Nonostante tutto è sempre Natale e bisogna fare buon viso a cattivo gioco, augurandosi ogni bene anche se invece non è proprio così. Solo la sera il nervoso del pranzo sembra svanire, quando anche la festività sta per finire e si può tornare ad una vita tranquilla, ma solo in apparenza.

Benvenuti, che scrive la commedia prima per il teatro assieme a Ugo Chiti, dà una testimonianza veritiera di quello che è il Natale. Un giorno in cui bisogna essere buoni e gentili per forza; tuttavia le insoddisfazioni e le paturnie interiori vengono sempre fuori. In un giorno in cui si dovrebbe essere missionari dell’amore, si finisce invece per esserne stanchi ed è solo il livore l’unica emozione pura. La famiglia diventa il luogo dove il rancore regna sovrano e dove è permesso tutto, anche riaprire gli asti, persino tirare in ballo il povero nonno pur di prevalere nella discussione. Insomma il pranzo in casa Gori diventa il luogo adatto dove i rapporti, soprattutto tra fratelli e sorelle, si infrangono spontaneamente arrivando a lunghe discussioni in cui tutto sembra perduto. Alla fine però, tutto sembra tornare alla normalità, alla noia quotidiana; anche quella altro grande male della famiglia.

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Un bel film ironico e grottesco in cui il dialetto toscano serve per descrivere tutte le famiglie d’Italia. Gli attori danno il meglio di sé e ci riescono proprio perché sanno come vanno le cose e conoscono il format. Lo spettatore ci si ritrova e ride per non pensare che davvero diventiamo più bastardi proprio a Natale. Seguito nel 1996 da Ritorno in casa Gori.

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