di IreneB

Il MalatestaShort Film Festival di Cesena prevede la proclamazione di quattro vincitori, uno per ogni categoria in concorso, più un vincitore eletto dalla Giuria Giovani e un podio per ogni serata, stabilito sulle preferenze del pubblico.

Antonio Maraldi, direttore del Centro Cinema Città di Cesena, critico cinematografico e membro della Giuria Ufficiale del festival, ha affermato che scegliere i vincitori non è stato facile e che spesso il suo voto era in contrasto con quello degli altri giudici ma, alla fine, anche se spesso contro il suo parere, i vincitori sono stati decretati.

Per la categoria Best Documentary è stato incoronato Too-Tash di Dariusz Sipowski, Polonia, 2018. Il protagonista è un anziano che racconta vecchie storie del Tagikistan, sospese in un’atmosfera di mistero, magia e soprannaturale che, agli occhi e alle orecchie del pubblico europeo, suonano più come semplici storie di fantasmi e non come l’oggetto di un documentario.

Per la categoria Best Animation si è aggiudicato il premio il cortometraggio Mascarpone di Jonas Riemer, Germania, 2018.

La sezione Best Experimental, invece, ha visto come vincitore La Via Divina di Ilaria Di Carlo, Germania, 2018.

Mentre, per la Best Fiction, ha raggiunto il primo posto Wave di Benjamin Cleary e TJ O’Grady Peyton, Irlanda,2017. La storia di un uomo con un disturbo del linguaggio molto particolare: improvvisamente non comprende più la sua lingua nativa ma parla un idioma sconosciuto. Il giovane inizia a cercare, tramite il Web, persone in grado di capirlo e, dopo derisioni e insulti sui social, finalmente trova un uomo affetto dalla stessa patologia. La loro storia fa il giro del mondo e sul Web tutti li acclamano. Il corto è girato con maestria, le inquadrature sono ben studiate e la recitazione è buona. La storia è divertente e, al finale, anche emozionante ma, qual è il significato di quest’opera? Il tema della solitudine del protagonista viene appena accennato, quello del cyberbullismo anche, le uniche scene su cui si insiste sono le ultime, quando il ragazzo si prende la sua rivincita sul Web e da tutto il mondo arrivano saluti e baci per questi due giovani così speciali che parlano una lingua così speciale. È puro intrattenimento. Il messaggio non è forte, i disturbi del linguaggio sono situazioni serie e sconosciute, terribili ma affascinanti per chi le studia, sui quali si poteva aver girato un cortometraggio di altissimo livello ma in Wave sono solo una scusa per parlare di bullismo via Internet, ma anche questo tema è trattato senza approfondire. Il pubblico al termine della visione non riflette sul cyberbullismo ma pensa “che simpatico questo corto”. Forse la Giuria doveva averci pensato di più.

Per quanto riguarda il premio della Giuria Giovani è stato consegnato a Victor E. D. Somoza per il cortometraggio Not Even A Line, Spagna, 2017. Una meravigliosa commedia intrisa di riflessioni legate ai problemi socio-economici della Spagna di oggi; molto simili a quelli che si riscontrano anche nel nostro paese. Protagoniste sono due anziane signore la cui pensione non è sufficiente per vivere come vorrebbero. Le due decidono di tentare una rapina a mano armata nel Bingo dove hanno sempre giocato ma non hanno mai vinto nemmeno una cinquina (in inglese not even a line, il titolo del film). Convinte di non poter andare in prigione data la loro età avanzata preparano un piano dettagliato. Le scene sono molto divertenti e, quando tutto va a buon fine e le due anziane vengono ritratte mentre si godono la vita con ironica semplicità, ad esempio comprando dolci e cappotti, lo spettatore gioisce con loro. Il tema delle pensioni troppo basse è molto sentito in Italia e in Spagna in questo momento storico e Not Even A Line lo tratta con delicatezza e speranza. Lo scopo del cortometraggio non è quello di affermare che l’unico modo per avere una vecchiaia dignitosa sia compiendo una rapina ma vuole far riflettere sulla situazione perché solo dalla riflessione nascono le soluzioni e, dato che il corto è stato eletto vincitore proprio dalla Giuria Giovani del Festival, direi che è riuscito nel suo intento di arrivare al cuore di coloro che, come si suol dire, hanno il futuro nelle loro mani e possono cambiarlo.

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