Chris the Swiss è un docufilm presentato alla quinta edizione del Perso – Perugia Social Film Festival. La regista svizzera Anja Kofmel era bambina quando venne a sapere della morte di suo cugino, Chris, un reporter di guerra che stava documentando lo svolgimento del conflitto in Jugoslavia scoppiato nei primi anni novanta.

Amante dell’avventura, il giornalista era stato partecipe in molti teatri di guerra e quella stessa curiosità con la quale andava da tempo viaggiando, lo aveva portato in Croazia, proprio quando le truppe serbe si trovavano a pochi passi dalla capitale.

Ucciso in circostanze alquanto misteriose e prive di senso, Anja fa luce su questo evento aprendone inequivocabilmente di altri.

A metà strada tra un documentario, un film vero e proprio e un film di animazione, Chris the Swiss è un meraviglioso esempio di cinema della memoria, ma anche di cinema di denuncia. Anja ruba interviste e scoop che stupiscono persino le persone più vicine a Chris: come suo fratello, sua madre o i compagni e reporter che avevano vissuto con lui la tragica avventura di quel conflitto.

Con testimonianze e vere e proprie documentazioni lampanti, Anja viene a sapere dell’instabilità non solo emotiva che aveva iniziato ad instaurarsi nel cugino a poche settimane dall’inizio del suo reportage.

Con suo stupore scopre che Chris era entrato in un corpo paramilitare clandestino guidato da altri giornalisti come lui, da spie o da uomini votati alla guerra. Che l’Opus Dei finanziava le truppe clandestine croate e lo stesso esercito e che la morte di Chris sia in realtà avvenuta per mano dei suoi stessi compagni: in particolare per volere di uno dei capi, tale Eduardo Rósza-Flores.

Ma molte cose devono rimanere nell’ombra. Ecco che interviene l’immaginazione di Anja la quale, attraverso i suoi disegni, ricostruisce quello che non può toccare con mano.

Alle immagini di repertorio, alle interviste, si contrappone un’affascinante uso di un’animazione che si potrebbe chiamare della memoria bellica: grigia, spigolosa, fredda, come il campo innevato dove si suppone sia stato ucciso il giornalista svizzero.

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