Dopo quattro film girati in Europa, nel 2009, Woody Allen torna nella sua amata Grande Mela per girare Basta che funzioni, una pellicola dissacrante che sfonda la quarta parete e affronta temi tipicamente alleniani come la caducità della vita, l’imprevedibilità dell’amore e il ruolo fondamentale che gioca la fortuna nelle nostre esistenze.

Il Giulio Andreotti sorrentiniano, interpretato in modo magistrale dall’eclettico Toni Servillo, asseriva di non credere al caso bensì di credere alla volontà di Dio. Allen invece non ha mai celato il fatto di essere certo che buona parte della nostra esistenza è ineluttabilmente dominata dal fato e lo ripete anche in Basta che funzioni.

Il protagonista di questo film è Boris (Larry David), un uomo di mezza età nevrotico e misantropo che dopo aver tentato il suicidio divorzia dalla moglie e va a vivere da solo. L’uomo, un tempo fisico di fama mondiale nonché candidato al premio Nobel, passa le sue giornate ad insegnare il gioco degli scacchi a dei bambini che insulta sistematicamente a causa della loro presunta inferiorità intellettuale rispetto a lui. Fino a quando nella sua vita non entra Melodie (Evan Rachel Wood) , una giovane ragazza del Mississippi scappata da casa.

La giovane chiede ospitalità a Boris, il quale, inizialmente riluttante, finirà per capitolare accogliendola in casa sua. Nel corso del tempo i due finiranno per innamorarsi creando stupore e sgomento nei confronti di chi conosce Boris e nei riguardi dei genitori di Melodie, i quali andranno a New York a cercarla. Boris, afflitto costantemente da quel pessimismo cosmico che angustiava anche l’indimenticato Giacomo Leopardi, inizierà a fare da pigmalione a Melodie istruendola e mostrandole la sua visione della vita.

Woody Allen rievoca Manhattan e Io e Annie e realizza uno dei film migliori della sua lungimirante carriera. Basta che funzioni infatti suscita ilarità dall’inizio alla fine non dimenticandosi di farci riflettere.

Larry David è un perfetto alter ego alleniano mentre Evan Rachel Wood è irresistibile nei panni di questa ragazza ingenua ed estroversa che rimarrà affascinata dall’estro di Boris. Completano il cast una sublime Patricia Clarkson nel ruolo della madre di Melodie ed un bravissimo Ed Begley Jr., il quale interpreta mirabilmente il padre della giovane.

I due coniugi, dopo aver vissuto una vita improntata alla rettitudine, decideranno finalmente di essere se stessi. Allen infatti mette alla berlina il finto perbenismo borghese offrendo allo spettatore personaggi sfaccettati e complessi.

Basta che funzioni fu scritto verso la fine degli anni settanta ed il ruolo del protagonista era stato pensato inizialmente per il compianto Zero Mostel. La prematura dipartita di quest’ultimo portò Allen a bloccare il film per oltre trent’anni.

L’acclamato regista newyorkese come di consueto realizza dialoghi sagaci e pungenti accompagnati da irresistibili monologhi con cui il protagonista si rivolge direttamente allo spettatore. All’inizio della pellicola in questione Boris affermerà che la storia che ci stiamo accingendo a vedere non è una di quelle che ti faranno stare meglio, non è la classica commediola realizzata per far evadere il pubblico dalla realtà. La verità è che Woody Allen, come di consueto, riesce magnificamente a portare le sue nevrosi sul grande schermo; la Settima Arte infatti nei confronti del regista di Manhattan Murder Mystery e Irrational Man risulta essere come al solito catartica.

Arrivato al quarantesimo lungometraggio della sua gloriosa carriera Allen si permette anche il lusso di schernire i suoi stessi fan ricordandoci che “qualunque amore si riesca a dare e ad avere, qualunque felicità si riesca a rubacchiare o a procurare, qualunque temporanea elargizione di grazia, basta che funzioni!”

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