Al lupo al lupo (1992) è l’opera maggiormente autobiografica di Carlo Verdone che, dopo l’exploit di Maledetto il giorno che t’ho incontrato decise di realizzare un altro film intimista denso di pathos.

La storia ruota attorno a tre fratelli molto diversi tra loro. C’è Vanni (Sergio Rubini), un apprezzato pianista intellettuale e single, Livia (Francesca Neri), una donna volubile e fragile, e infine abbiamo Gregorio (Carlo Verdone), uno spiantato DJ che conduce una vita sregolata in cui vige il caos. L’improvvisa scomparsa del padre Mario (Barry Morse) li unirà nella ricerca di quest’ultimo.

I tre come indizio avranno solamente la seguente poesia molto suggestiva scritta dall’anziano genitore:

“Vorrei poter un giorno morire senza morte
sotto le cascate bianche che vita infusero alle mie mani
per vivi corpi e forme alate
che non amerò più.”

La pellicola in questione alterna molto sapientemente il registro comico a quello drammatico grazie ad una sceneggiatura dall’impianto solido scritta dai veterani Leonardo Benvenuti e Piero De Bernardi, coadiuvati da Filippo Ascione. Da menzionare inoltre l’eccelsa fotografia di Danilo Desideri che immortala le spiagge della Maremma, le colline senesi e la città di Siena in tutta la loro sfolgorante bellezza.

Carlo Verdone, Sergio Rubini e Francesca Neri in una scena di Al lupo al lupo (1992)

Gli attori protagonisti sono tutti e tre in stato di grazia e ci regalano momenti di assoluta poesia e di notevole divertimento; impossibile per lo spettatore non entrare in empatia con i personaggi che risultano essere fortemente ancorati alla realtà. Rubini è superbo nell’incarnare questo musicista sessualmente represso che si prende troppo sul serio mentre la stessa Neri se la cava egregiamente nei panni di una sorella irrequieta e confusa. Infine Verdone si spoglia di qualsivoglia virtuosismo, offrendo una performance intensa e misurata che suggella tutta la sua versatilità.

Pensate che Barry Morse venne inizialmente scritturato per prendere parte a Maledetto il giorno che t’ho incontrato mentre successivamente fu scartato. Sul set di Al lupo al lupo quest’ultimo divenne protagonista di un episodio che suscitò l’ilarità generale dell’intera troupe. Durante una sequenza ambientata in una baita ubicata sulle Alpi Apuane infatti si scatenò una violenta tempesta ventosa che scoperchiò il tetto della baia. Nonostante ciò Morse rimase impassibile e continuò a girare la scena con grande professionalità.

Di più non posso rivelarvi, posso però affermare con convinzione che ancora una volta siamo di fronte ad un Verdone ispirato e capace di concedere sprazzi di autentica poesia. La sequenza in cui i tre fratelli fanno un bagno catartico nelle acque termali aprendosi l’uno con l’altro è da antologia alla stregua della scena finale durante la quale viene mostrato allo spettatore l’amore sconfinato che un genitore nutre nei confronti dei figli.

Sono certo che i verdoniani non rimarranno delusi da questo film on the road che negli anni ’90 folgorò il celebre regista americano Wes Anderson, il quale nel 2007 decise addirittura di farne una sorta di remake.

Vi auguro dunque buona visione con le seguenti parole del premio Oscar Leonardo Di Caprio, parole che condensano il significato più recondito di Al lupo al lupo: “I fratelli non devono necessariamente dire qualcosa gli uni agli altri: possono sedere in una stanza e stare insieme stando ognuno completamente a proprio agio con l’altro.”

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