Ci sono delle pieghe nell’animo dell’inferma Akram e nelle vite di sua sorella Azar e suo fratello Edam. Opera prima del regista Kaveh Mazaheri, Botox è un film del 2019 ambientato in un Iran contemporaneo, e allo stesso tempo totalmente alieno all’occidentale, che cerca di raccontare a parole sue il pregiudizio e le difficoltà di una parte di società.

Botox, film del 2019 diretto da Kaveh Mazaheri.
Sussan Parvar è Akram, protagonista di Botox (2019).

Grazie a festival di cinema come il Torino Underground Cinefest, le culture più svariate possono essere esposte come in un museo alla curiosità di coloro che non amano solo il cinema commerciale, quello di Hollywood, quello nostrano o solamente uno europeo. Missione di questo festival, ormai alla sua ottava edizione, è portare ai cinefili film che altrimenti non potrebbero essere visti al cinema per ragioni di mercato. Oltre a questo, il Torino Underground Cinefest si pone come obiettivo quello di dare spazio ad opere di registi che intendono raccontare storie che sappiano mostrare le realtà più sconosciute, anche quelle più oscure e dimenticate.

Botox è uno di quei film che grazie a questo festival abbiamo la possibilità di vedere. Come già detto, il film rappresenta il primo lungometraggio, quindi un battesimo, per un autore che già dimostra il suo impegno sociale nei confronti della sua terra natale. Mazaheri colpisce il suo paese con affetto ma anche con un cinismo sferzante e una denuncia che tocca anche le coste lontane dell’Europa.

La trama di Botox (2019)

Akram soffre di un ritardo mentale e per questo è costantemente guardata a vista dalla sorella minore Azar e dal fratello Emad, che impone sulle sue donne la sua autorità di uomo di casa. Emad, il cui sogno è di lasciare il paese per andare in Germania, dopo una delle sue continue vessazioni nei confronti di Akram, viene spinto da quest’ultima dal tetto che stava riparando. Dopo una lunga agonia Edam muore.

Azar, che lavora in una clinica estetica e che ha fatto un accordo con un tale che vuole coltivare dei funghetti allucinogeni nel suo giardino per poi spedirli in Europa, pur di non perdere l’accordo con l’uomo, si vede costretta a nascondere il cadavere del fratello e ad aiutarla sarà proprio Akram. La donna, tuttavia, non ricorda di aver ucciso Emad e pensa abbia realmente attraversato il mediterraneo per andare in Germania. Azar, che cerca di mantenere il controllo della situazione, dovrà fronteggiare non solo il pericolo di essere scoperta ma anche l’instabilità emotiva della sorella, che in un raptus d’ira distruggerà tutto ciò per cui aveva lavorato.

Le ferite non si rimarginano, si coprono

Una scena di Botox, di Kaveh Mazaheri.

Il senso di Botox sta nel voler descrivere una società, quella iraniana, in particolar modo di una famiglia iraniana che vive sull’orlo della disagiatezza economica, come Azar, e sul baratro della follia omicida di Akram. Entrambe le donne, ma potremmo dire con assoluta certezza più il personaggio di Akram, incarna una cultura e una società maschilista e patriarcale che in un certo senso si ribella alle leggi sacre imposte da secoli e millenni.

Tale volontà di riscatto della donna lo si trova anche in Azar, la quale si mette in affari con l’ingegnere dei funghetti con il quale porta avanti una probabile relazione sentimentale. Con l’eliminazione di Edam, l’elemento maschile della famiglia, quell’emancipazione potrebbe ritenersi conclusa, o per lo meno stabilita. Eppure, una ferita atavica come quella di Akram e della donna non si rimargina con un po’ di botulino; Botox, infatti, spiega i problemi della società iraniana con la metafora della ricerca della bellezza. Ricerca che porta a nascondere ma non a curare problematiche sociali, economiche e familiari che esistono da sempre e che continueranno a sussistere senza una vera e propria scossa.

Scossa che, naturalmente, non può e non deve venire solo dall’Iran stesso. Mazaheri colpisce, seppur leggermente, anche l’occidente che si insedia e non aiuta, che sfrutta e poi lascia quando non ne ha più bisogno. Ma per coloro che cercano una vita migliore le soluzioni sono ben poche: o restare oppure attraversare paesi ostili o il Mediterraneo, con la costante paura di morire da un momento all’altro.

Conclusioni

Botox, con Sussan Parvar e Mahdokht Molaei.
Parvar e Mahdokht Molaei in una scena del film.

Il film di Mazaheri è un dramma dai toni thriller tutto al femminile. Telma & Louise sono capostipiti di un filone che mette al centro dell’accusa, più o meno tragica, il tema della donna. La donna violentata, sottomessa al marito o da un membro della famiglia che può essere il padre o il fratello. Più del cinema, però, c’è l’inaspettata tragedia della vita stessa che supera la finzione; molti sono i casi e gli eventi efferati in cui a rimetterci è solo e sempre la donna. Botox racconta la storia di due donne che, nonostante la loro colpevolezza, non possono non farci riflettere sull’odierna condizione femminile; tema scottante, ancora delicato e insoluto.

Concludo dicendo che, nonostante le differenze di credo e di vita, tutti gli esseri umani hanno in comune qualcosa. Il riso, il pianto e, per quanto riguarda il cinema, che ogni paese gode di attori estremamente competenti. Sembra un’affermazione idiota, eppure per chi non conosce il cinema iraniano il Torino Underground Cinefest ci permette di venire in contatto con un film come Botox. Mazaheri è alquanto statico nella sua regia; non si ravvisano scene registicamente emblematiche, sebbene la cupa ma suggestiva fotografia. Il regista punta molto di più sulla stimolante interpretazione degli attori. Fra questi vanno citate Sussan Parvar nella parte di Akram, Mahdokht Molaei in quella di Azar e infine Soroush Saeidi nel ruolo di Emad.

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