Ogni fine agosto il Lido si trasforma in un osservatorio privilegiato. Non solo per i film che vi debuttano, ma per le tensioni che attraversano l'intero ecosistema festivaliero: dove finisce il cinema d'autore, dove comincia la circolazione industriale, quanto pesa il calendario rispetto al prestigio. La Mostra del Cinema di Venezia arriva al suo futuro carica di queste domande. Vale la pena affrontarle una alla volta, senza scorciatoie.
Come sta cambiando la selezione ufficiale?
La lettura più diffusa parla di una "svolta streaming". È una semplificazione che porta fuori strada. Definire ogni opera destinata alla distribuzione digitale come segnale di rottura ignora un dettaglio decisivo: molti di questi film arrivano al Lido come anteprime autoriali, con un percorso festivaliero strutturato e, in diversi mercati, un'uscita in sala ancora prevista.
Il punto non è la piattaforma. È la compatibilità tra le regole del festival e il modo in cui un'opera circola nell'industria.
Tra il 2018 e il 2024 la selezione ufficiale ha accolto produzioni con destinazione distributiva ibrida o digitale a una condizione precisa: che l'anteprima veneziana restasse strategica e che il profilo del regista fosse coerente con un festival competitivo. La piattaforma, in altre parole, non è mai diventata un criterio autonomo di valore. Resta un dato logistico, non estetico.
C'è anche una questione di calendario che spiega molto. Le edizioni recenti hanno mantenuto la stessa finestra operativa di fine estate — l'80ª dal 30 agosto al 9 settembre 2023, l'81ª dal 28 agosto al 7 settembre 2024, collocandosi prima della piena stagione distributiva autunnale italiana. Questa posizione fa di Venezia una vetrina di lancio, non un punto di arrivo.
Le sezioni parallele come laboratorio
Mentre il concorso principale custodisce il peso simbolico, le sezioni dedicate ai nuovi orientamenti estetici lavorano come zona di prova. Lungometraggi d'esordio, secondi film e opere formalmente meno stabilizzate vi trovano spazio senza dover sostenere subito il confronto diretto con i grandi titoli. È in questo margine che la selezione respira.
La riflessione accademica sui criteri di ammissione ruota proprio attorno a questo equilibrio: preservare l'identità autoriale senza chiudere la porta a linguaggi che maturano altrove. Una tensione produttiva, non un problema da risolvere.
In che modo il Lido affronta la transizione ecologica?
Il nodo ambientale non si è affrontato con dichiarazioni di principio, ma partendo dai colli di bottiglia reali: arrivi concentrati, trasporti acquei, strutture temporanee, produzione di materiali informativi. Dal ciclo 2021-2024 l'organizzazione veneziana ha dichiarato una strategia di neutralità carbonica costruita su tre passaggi: calcolo dell'impronta, riduzione degli impatti diretti e compensazione delle emissioni residue certificate.
La logistica racconta più di ogni slogan. La pressione si concentra in due fasce ricorrenti: gli ingressi professionali e stampa prima delle proiezioni mattutine, indicativamente tra le 7:30 e le 10:00, e i rientri dopo anteprime serali e gala, spesso tra le 22:30 e mezzanotte e mezza. È qui che i trasporti in laguna pagano il conto più salato.
Materiali, digitalizzazione e strutture modulari
Sul fronte dei materiali la digitalizzazione si è consolidata nel periodo 2020-2024. Pressbook, schede film, fotografie e comunicati viaggiano sempre più su piattaforme digitali, mentre la stampa fisica resta confinata a cataloghi, segnaletica, badge e materiali di servizio.
Per le strutture temporanee la scelta più credibile è l'uso di elementi modulari riutilizzabili da un'edizione all'altra. Pannelli, moquette tecniche e supporti informativi vengono selezionati in base a riciclabilità, resistenza all'umidità lagunare e tempi di montaggio-smontaggio compatibili con la breve finestra di occupazione del Lido. Chi conosce la laguna sa quanto questi vincoli siano concreti.
La riduzione dell'impatto sul Lido non può essere valutata solo sui materiali usati in area festival: una quota rilevante dipende dagli spostamenti internazionali di delegazioni, stampa e industria.
Attenzione: la sostenibilità logistica cambia sensibilmente tra giornate ordinarie, serate di gala e giornate con meteo lagunare instabile. Trasporti acquei, code e allestimenti temporanei non sopportano lo stesso carico operativo, e qualsiasi protocollo va letto dentro questa variabilità. Per chi vuole approfondire i dettagli operativi, restano utili le linee guida ufficiali della Biennale.
Qual è il ruolo delle tecnologie immersive?
Conviene isolare l'immersivo su tre livelli distinti: sezione curatoriale, infrastruttura fisica e linguaggio. Trattarlo come accessorio promozionale del cinema tradizionale significa fraintenderne la natura.
La traiettoria recente si legge in tre passaggi. Avvio della VR competitiva a Venezia nel 2017. Fase di espansione e fruizione remota durante il biennio 2020-2021. Riorganizzazione dal 2022 sotto l'etichetta Venice Immersive, con ritorno a uno spazio fisico dedicato. Non un ripiego, ma una scelta di metodo.
Dal 2022 al 2024 la fruizione immersiva è stata separata dal circuito ordinario delle sale. Le opere XR sono state presentate in un'area dedicata sull'isola del Lazzaretto Vecchio, raggiungibile dal Lido con trasporto acqueo dedicato. La distanza fisica diventa, paradossalmente, una dichiarazione di autonomia del medium.
Tempi, corpo e nuove grammatiche
Un'opera XR impone tempi radicalmente diversi da una proiezione. L'esperienza individuale può occupare finestre operative di 15-45 minuti, a cui si aggiungono preparazione del visore, sanificazione, briefing tecnico e uscita assistita. La sala buia con duecento spettatori qui non esiste.
La conseguenza critica è concreta. Una recensione di XR non può fermarsi a sceneggiatura e regia fotografica: deve descrivere interazione, campo visivo, comfort fisico, agency dello spettatore e coerenza tra il gesto richiesto e lo sviluppo narrativo. Chi scrive di immersivo lavora con un vocabolario ancora in costruzione.
Punto chiave: Venice Immersive non amplia semplicemente il catalogo del festival. Introduce un'altra idea di spettatore — attivo, posizionato, fisicamente coinvolto, che obbliga la critica a rivedere i propri strumenti.
Quali ostacoli minacciano le prossime edizioni?
Le fragilità future emergono incrociando tre piani: calendario, infrastruttura e reputazione critica. La competizione per le anteprime mondiali non si gioca solo sul prestigio artistico. Contano la vicinanza temporale tra eventi e la sostenibilità degli spostamenti per cast e produzioni.
Il 2024 ha mostrato il problema con chiarezza. Una grande rassegna nordamericana si è svolta dal 30 agosto al 2 settembre, sovrapponendosi ai primi giorni veneziani; un'altra si è aperta il 5 settembre, intercettando gli ultimi tre giorni della manifestazione lagunare. Toronto e Telluride non rubano semplicemente titoli: occupano lo stesso arco di giorni.
Per un film con cast internazionale la conseguenza è operativa, non astratta. La presenza fisica al Lido può entrare in conflitto con conferenze stampa, premiere e attività promozionali fissate nello stesso arco di 4-7 giorni altrove. Una scelta di logistica che diventa, di fatto, una scelta strategica.
Spazi storici e la tensione glamour-critica
Gli spazi storici del Lido concentrano sale, red carpet, accessi stampa e aree hospitality lungo un asse ristretto del lungomare. Nei giorni di gala il controllo dei varchi e la gestione delle code incidono direttamente sulla puntualità delle proiezioni, per la stampa come per il pubblico. La storicità degli spazi è un patrimonio e, insieme, un vincolo.
Resta la tensione più antica: glamour contro rigore critico. Si manifesta soprattutto nelle giornate con titoli ad alto richiamo. Le interviste e le immagini da tappeto rosso occupano le ore serali, mentre le valutazioni critiche più solide dipendono dalle proiezioni stampa mattutine, dalle repliche e dalla disponibilità di materiali entro la stessa giornata.
Consiglio dell'esperto: chi vuole misurare la salute del festival non guardi soltanto al palmarès. Osservi piuttosto come convivono, nello stesso 31 agosto, il flusso delle 8 del mattino verso la sala stampa e il flusso delle 22 verso il tappeto rosso. È in quell'attrito quotidiano che si decide il carattere della Mostra.
Il futuro di Venezia non dipende da una singola scelta radicale, ma dalla capacità di tenere insieme tensioni che non si annullano: selezione e mercato, tradizione ecologica del Lido e impronta globale, sala buia e visore individuale, ribalta e giudizio. Vanno lette come condizioni di lavoro, non come problemi da chiudere. La Mostra resta interessante proprio perché rifiuta di sceglierne una sola.














