Il paese reale contro le ferie d’agosto

di Ettore Arcangeli

Il classico stereotipo agostano è la città vuota e rovente, la spiaggia affollata ripiena di corpi brucianti e l’Italia che si ferma. Ma è ancora così?

L’evoluzione dei costumi ha cambiato e levigato questo stereotipo rendendolo quasi obsoleto. Sempre più persone non prendono le ferie ad agosto. Molti preferiscono prendersi una vacanza in altri periodi, magari per farsi un weekend lungo all’estero o sfruttare un ponte. Altri semplicemente preferiscono staccare e andare in vacanza quando la folla oceanica che riempie le spiagge e le città d’arte ad agosto è al lavoro.

Ma questo agosto porta con se ulteriori novità. Questo perché le persone, viaggiando, spostandosi e interagendo con altre realtà, scoprono che non dappertutto ad agosto il mondo si ferma.

Anzi.

Complice anche la prematura scomparsa di Sergio Marchionne -le cui presentazioni sono inutili, che ha portato vecchi spezzoni di conferenze del manager italo canadese a riempire i feed dei nostri social network, il tema dell’immobilità agostana è diventato chiacchiera da bar. Il compianto manager di FCA in una di queste conferenze raccontava di quando entrato in Fiat si rese conto di come l’azienda si fermasse quasi completamente ad agosto, mentre i competitor internazionali continuava a produrre e a fatturare.

Un problema? L’ultima oasi mondiale nei confronti dell’imperante logica neoliberista secondo cui si deve lavorare per avere dei soldi in cambio? Chissà?!

Solo che mi ha stupito quando ho sentito più persone, incontrate al di fuori della mia bolla, lamentarsi della stessa cosa.

Dal gelataio, che mentre mi impalcava un cono tre gusti con panna se la prendeva con le ferie che bloccano l’Italia per tutto agosto e per le tre settimane tra Natale e l’Epifania mentre lui, ovviamente, non può chiudere e se ha un problema di qualsiasi tipo sono problemi.

In strada, dove alcune anziane signore ricordavano i turni da tabacchine lamentandosi dell’inefficacia degli uffici pubblici da cui dipendono.

All’università, dove una studentessa si è vista ritardare di sei mesi la partenza per un periodo di studio in Cina, nonostante gli accordi, perché gli impiegati dell’ufficio preposto sono al mare.

Solo la rabbia e la delusione nel paese reale non vanno mai in ferie.

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