Cercando spunti per scrivere qualcosa sulla magia della neve, e di come questo evento meteorologico tanto banale possa provocare un’esplosione di sentimenti tanto forte nell’animo delle persone, dando vita a meravigliosi immagini poetiche, mi sono imbattuto nella lettura di una novella che mi ha portato su tutta un’altra strada.

Basta poco per avere un’epifania e vedersi cambiata la propria giornata. Dalla difficoltà nel concepire l’unione del materiale raccolto mi sono trovato a battere facilmente le mie dita sulla tastiera. Alcuni diranno che questo è un segno del destino. E forse hanno anche ragione.

E proprio il destino è al centro di una tradizione raccontata dalla scrittrice Iréne Nemirovsky in una delle sue novelle, Magie. Il 6 gennaio le giovani ragazze russe vanno in giro chiedendo ai passanti di dire il proprio nome, che sarà quello del loro futuro marito.

Durante la Rivoluzione Bolscevica del 1918 molti russi trovano rifugio in Finlandia. Durante un gioco, che riprende la tradizione del 6 gennaio –che per semplicità noi potremmo rapportare alla tavola Ouija– a Sacha viene predetto il nome della sua futura moglie, Doris Williams. Nonostante lo stupore, dettato dalla particolare precisione di questo nome inglese, dopo pochi mesi sposa una ragazza della comunità: Nina. Con lei, emigra a Parigi e qui conduce una normale vita da immigrato. Tra le difficoltà a trovare lavoro e i problemi burocratici i due trovano poco tempo per pensare al proprio amore, quando una sera Sacha incontra ad una cena proprio Doris Williams. Ma lei è sposata, lui ha dei figli e delle responsabilità. Al diavolo il destino. La vita di Sacha è troppo dura per coinvolgerci i sentimenti e le passioni.

I personaggi di Iréne Nemirovsky sono come Sacha, ingannati dalla sorte e beffati dal destino. Come lei d’altronde. Ucraina, rifugiatasi prima in Finlandia e poi in Francia per sfuggire alle violenze della Rivoluzione Russa si ritroverà a dover fare i conti anche a Parigi con la sua identità problematica. È ebrea, e scrive racconti per giornali fortemente antisemiti. Antisemitismo che compare anche nelle sue opere, come se lei stessa si odiasse per quello che è. La conversione al cattolicesimo nel 1939 non la salverà dal viaggio di sola andata verso Auschwitz.

Alcuni potrebbero banalmente dire che il destino è cinico e baro, che il destino di Sacha era di soffrire e che quello della Nemirovsky di morire per un’assurda ideologia. La nostra vita non è altro che uno spettacolo teatrale di cui il nostro destino è il copione.

Ma il destino esiste veramente o è solo una costruzione astratta sulla quale scarichiamo la responsabilità delle nostre azioni o la sfortuna che ci colpisce?

È il destino che ci guida nelle nostre scelte o le nostre scelte cambiano ogni giorno le possibilità che ci verranno offerte?

Quando Helen, la protagonista di Sliding Doors interpretata da Gwyneth Paltrow, prende/perde la metropolitana la sua vita inevitabilmente cambia. È quindi il destino qualcosa di più simile al Bandersnatch di Black Mirror? Qualsiasi scelte si faccia, quello che viene dopo è già scritto?

Personalmente ritengo che il destino sia, più che il disegno del nostro futuro, il fil rouge che percorre il nostro passato. È Ted Mosby che, raccontando ai propri figli la storia di come ha conosciuto la loro madre in How I Met Your Mother, crea una rete di simboli che hanno significato solo a posteriori. È lui l’artefice del proprio destino. È lui il deus ex machina della sua propria vita.

E quindi quello che ci troviamo dinanzi è puro ignoto, che starà  a noi determinare, per poi raccontarlo scegliendo -perché no- una linea narrativa che sia intrigante e coerente.

Come all’inizio di questo pezzo.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here