Il quinto episodio della rassegna dedicata ad Alfred Hitchcock sorvola di quasi un decennio da dove l’avevamo lasciata, la carriera del regista: maestro del brivido e della suspense.

La scena in cui Paul Newman cerca a forza e con visibile difficoltà ad uccidere il poliziotto tedesco nella casa di campagna alle porte di Berlino è rimasta celebre ma bisogna andare per gradi. Un po’ meno celebre fu il film Torn Curtain, o Il sipario strappato, del 1966, che si dimostrò essere un flop sia di critica che di pubblico della stagione.

Si pensò subito che Hitchcock avesse perso la sua ispirazione. A distanza di anni, come spesso accade a molte opere incomprese, quest’opera in particolare venne rivalutata ottenendo finalmente l’ammirazione e il titolo di film di culto.

Eppure, nonostante sia stato riscoperto, questo dramma spionistico, nella ricerca di ricalcare le atmosfere di North By Northwest, resta quasi sicuramente uno dei suoi film meno riusciti, una farsa anche in alcuni punti troppo grottesca e sgangherata. Quello che però desta ammirazione è l’averci regalato scene e sequenze che non possono essere cancellate. Le stesse scene che poi sono state riprese in altri film di altri grandi registi.

Un fisico americano di nome Michael Armstrong (Newman), in Europa con la fidanzata Sara (Julie Andrews), deve assistere ad un convegno a Copenhagen. Tuttavia, sfrutta la vicinanza con la Germania per oltrepassare la cortina di ferro, deciso e sicuro di voler lavorare fianco a fianco con i comunisti. Rinnegando la sua patria e destando stupore e sconcerto fra i suoi colleghi e soprattutto in Sara.

Quest’ultima però lo segue, intenta a scoprire la verità. Armstrong non è altri che una spia del governo americano, in particolar modo della società segreta del Pi-greco, il cui scopo li è quello di incontrare il professor Lindt e carpirne la formula per bloccare un possibile attacco missilistico da parte della DDR e dell’URSS contro gli Stati Uniti.

Dopo aver incontrato uno degli uomini del Pi-greco ed essersi fatto dare istruzioni, Armstrong viene intercettato da Gromek, l’agente dei servizi di sicurezza, il quale sta per denunciarlo alle autorità. Verrà fermato da Armstrong e da una donna in una rocambolesca lotta all’ultimo.

Non avendo più notizie di Gromek, l’alto comando inizia ad insospettirsi di Armstrong, nel frattempo in viaggio verso Lipsia e il professor Lindt. In questo momento l’aiuto gli verrà proprio da Sara che, dopo aver scoperto il suo segreto, è disposta ad aiutarlo.

Quando la donna distrae gli altri scienziati, Armstrong e Lindt, rimasti soli, discutono insieme di lavoro. Armstrong, con un’astuta mossa si fa dire l’equazione esatta che risolverebbe la formula per poi fuggire a gambe levate inseguito dalla polizia.

Tornato con Sara a Berlino, il Pi-Greco riesce a fornirgli una via di salvezza prima di essere arrestati. Sarà un vecchio operaio del teatro a permettergli di fuggire: stanco anche lui di vivere nella Germania dell’Est. nascosti in due bauli della compagnia teatrale si dirigono verso la Scandinavia. Una volta scesi dalla nave, Sara e Michael sono salvi e finalmente disposti ad amarsi pubblicamente.

Spinto dalla sua epoca migliore, quella degli anni cinquanta, Hitchcock vorrebbe riportare alla luce la dolce ingenuità dei suoi film più noti pregni di quelle atmosfere ben illuminate e di quell’impalcatura registica, attoriale ed estetica perfettamente costruita. Tuttavia i tempi sono cambiati, e la regia che Hitchcock usa per questo film appare troppo inchiodata e antiquata, e così anche per quanto riguarda il modo di recitare e la storia stessa che, ben inamidata, non riesce però a scrollarsi di dosso quel senso di vecchio e di tradizionale.

Problematiche simili derivarono anche dal fatto che la lavorazione del film fu tutt’altro che facile, a causa delle continue incompresioni fra Hitchcock e i due attori protagonisti.

Ma come si è già detto, Il sipario strappato si regge non tanto sugli attori e sulla loro bravura, tanto quanto su delle sequenze quasi perfette, ben congeniate che ci fanno lo stesso apprezzare il film nonostante i suoi piccoli errori.

La già citata scena dell’omicidio di Gromek fu ideata da Hitchcock che cercò di mostrare e fare capire quanto in realtà sia difficile uccidere un uomo, specialmente se si tratta di una spia o un agente di polizia. Infatti l’agente tedesco, bloccato da Armstrong, viene in un primo momento accoltellato all’altezza del collo. Tuttavia la lama del coltello si spezza e Gromek riesce a divincolarsi. Preso a botte con una pala all’altezza delle ginocchia, il tedesco è ancora in piedi. Armstrong e la donna riescono a gettarlo a terra ma l’uomo continua a divincolarsi. Solo dopo averlo trascinato a fatica verso il forno e solo dopo avergli ficcato la testa dentro, l’agente trova la morte per intossicazione da gas.

Un’altra sequenza memorabile, poi ripresa da Wes Anderson nel film Grand Budapest Hotel, è quella all’interno del museo. Armstrong, inseguito da Gromek, cammina lungo i corridoi e le stanze deserte del museo mentre i passi dell’agente di polizia si fanno sempre più vicine. Anderson, omaggiando il maestro, fa ripetere la stessa scena a Jeff Goldblum e a Wilem Defoe, rispettivamente vittima e carnefice.

Infine, la scena all’interno del teatro. Armstrong, circondato dai poliziotti della DDR, non appena la cantante lirica si ferma e respira prima dell’acuto finale, questi si alza in piedi gridando: “al fuoco”. Provocando così il terrore e l’isteria del pubblico che in massa cerca di fuggire dal teatro ignaro invece di determinare la fuga di Armstrong e di Sara. Tale scena è un tributo da parte di Hitchcock a se stesso. Nel film L’uomo che sapeva troppo, Doris Day, durante un concerto a Londra, vede il cecchino mirare in direzione del primo ministro. Prima che l’assassino possa sparare, la donna urla con tutta la sua forza scongiurando così l’omicidio.

Alfred Hitchcok e il suo solito cameo

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