Il Portiere di Notte, cult della regista Liliana Cavani è tornato nelle sale e nei film festival, coma al Ravenna Nightmare, in versione restaurata. La regista italiana famosa in tutto il mondo per le sue celebri opere come Francesco, Galileo, Il Gioco di Ripley, La Pelle e Milarepa, è ospite del festival cinematografico ravennate dove sarà premiata alla carriera. Un modo questo per omaggiare una grande regista e per rivivere le atmosfere alienanti e oscure di quest’opera con protagonisti Charlotte Rampling e Dirk Bogarde.

Nella Vienna del dopo guerra, l’ex agente delle SS Maximilian Theo Aldorfer (Bogarde) lavora come portiere notturno in un albergo della città. Un albergo in cui abitano e lavorano altri protagonisti del nefasto Reich di Adolf Hitler, naturalmente, sotto mentite spoglie. Quel clima di ormai tranquilla esistenza, interrompe nella maniacale professionalità di Aldorfer quando un giorno entra nell’albergo Lucia Altherton (Rampling), sopravvissuta alle barbarie naziste che si è rifatta una vita oltreoceano con un direttore d’orchestra.

La donna e il portiere avevano scoperto un legame fisico e amoroso, durante il periodo della prigionia, che ritorna a distanza di anni nelle loro vite. Lucia, impaurita, è pronta a fuggire un’altra volta. Aldorfer, che ha paura di essere smascherato, cerca di non farsi riconoscere. Quando sembra che tutto porti ad una congiura da parte degli ex nazisti nei confronti della donna, Liliana Cavani ribalta la situazione, facendo veramente rinascere l’amore tra il carnefice e la prigioniera.

Il Portiere di Notte dei Liliana Cavani è un’opera forte, intrisa di sentimentalismo erotico e violenza oltre che fisica, psicologica. Schiaffi tutti veri quelli da parte di Bogarde, che portarono la regista, all’oscuro di tutto, a chiedere a Charlotte Rampling perché fosse sempre così esausta dopo ogni scena. “Lui mi picchia per davvero!” rispose la Rampling. Un film girato alla vecchia maniera, in cui si puntava più alla buona e realistica riuscita di una scena, sebbene questo portasse al dolore fisico. Il cinema, un po’ come la politica, è soprattutto sangue e merda, dolore e grande sforzo fisico. Ne Il Portiere di Notte questo è ben visibile.

Spetta poi allo spettatore entrare nelle lugubri atmosfere di una Vienna ormai diversa da quella del grande impero e dei valzer, e che ricalca molto quella de Il Terzo Uomo di Carol Reed: fredda, piovosa, grigia. La città degli Asburgo, si trasforma nella tana dei lupi e nel luogo in cui poter nascondere anche i misteri più torbidi della nostra storia.

Uno studio della Cavani sull’umano e sulla sua molteplice natura: ma soprattutto sul suo ambiguo e inaspettato modo di agire. Tuttavia, un finale tragico e cinico è del tutto atteso per porre fine al cupo dramma d’amore tra questi due esseri umani uniti nella esperienza malefica e terrificante della shoah: una come vittima inerme, l’altro come spregevole torturatore/amante. Infatti, Alderfor e Lucia, dopo essersi ritrovati, sanno bene che la loro relazione non sarà ben accetta: né dagli amici del portiere, né dall’opinione pubblica. Decidono quindi di immolarsi per il loro amore, sapendo che ormai non vi è più niente da fare.

Un cult in cui, oltre ai due attori protagonisti, apparivano altri grandi del cinema italiano e mondiale, come Gabriele Ferzetti, Isa Miranda e Philippe Leroy. Un capolavoro assoluto che rivive al Ravenna Nightmare come altrove con grande partecipazione e attesa da parte del pubblico: sempre fedele alle opere della regista.

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