Di 1408 si era già accennato in una ricca rassegna sui film girati in albergo, una delle location più intriganti per la narrazione cinematografica. Alberghi e motel sono infatti il perfetto connubio tra privato e pubblico, tra intimità ed estraneità. Un mix capace di generare storie e situazioni indagate da molti autori nel corso del tempo.

Tra questi indagatori dell’hôtellerie il più famoso è certamente Stephen King, capace di dar vita all’albergo forse più iconico di sempre: l’Overlook Hotel, in Colorado. Ma oltre alla celebre ambientazione di Shining, King ha dato vita ad altre ambientazioni alberghiere per le sue storie. Il Dolphin Hotel di New York è una di queste, e lì King ha ambientato il racconto da cui è tratto il film diretto da Mikael Håfström.

Protagonista della storia è Mike Einslin, scrittore dal tragico passato interpretato nel film da John Cusack, al quale si accompagna Samuel L. Jackson nei panni del direttore del Dolphin Hotel.

Recensione di 1408, tratto da un racconto di Stephen King
John Cusack e Samuel L. Jackson in una scena del film

1408 – La trama

Mike Einslin è uno scrittore di guide turistiche sul paranormale. Nonostante sia scettico, visita i cosiddetti hotel infestati e ne recensisce la maledizione. Un giorno, tra la posta gli arriva una cartolina da New York, da parte del Dolphin Hotel con scritto “Non entrare nella 1408”. Lo scrittore, convinto che sia una nuova richiesta di lavoro, si mette in contatto con l’albergo e prova a prenotare la camera. Ma quando questa gli viene rifiutata inizia rimane inizialmente confuso.

Grazie alla legge contro la discriminazione, per la quale nessun hotel può rifiutare di affittare una camera sfitta a un cliente pagante, Einslin riesce a prenotare un soggiorno nella famigerata 1408 nonostante i ripetuti avvertimenti del direttore dell’hotel, Gerald Olin. Sempre più convinto che sia tutta una tattica di marketing per aumentare l’aurea di mistero intorno a questa fantomatica camera, Mike si diriga a New York.

Al check-in al Dolphin lo scrittore di paranormale viene raggiunto dal direttore Olin, il quale gli chiede un incontro privato. Olin propone a Einslin tutto il materiale sulla 1408 in cambio del suo trasferimento nella suite dell’hotel. I documenti raccolgono foto e informazioni su tutte le 56 morti avvenute all’interno di quella maledetta camera, anche di quelle non riportate dalla stampa perché ritenute morti per cause naturali.

Einslin comunque rifiuta e si fa assegnare lo stesso la camera 1408, nonostante l’ulteriore e finale raccomandazione del direttore: “Nessuno è durato più di un’ora nella 1408.”

1408 (2007) di Mikael Håfström
John Cusack è Mike Einslin

Horror tra lo psicologico e il paranormale

Il film di Mikael Håfström, uscito nelle sale nel 2007, a distanza di cinque anni dal racconto di King, è un horror dalla giusta atmosfera. Lo scetticismo di Einslin si accompagna a una narrazione lineare e da movimenti di macchina chiari e quasi didascalici. Ma quando lo scrittor viene accompagnato nella sua camera, l’atmosfera inizia a cambiare. All’interno della 1408 la regia si fa più dinamica, fino a diventare quasi schizofrenica. Il cambio di registro stilistico si accompagna ad un cambio di percezione dello stesso Einslin, che si fa via via meno scettico.

Lo scetticismo di Einslin è inevitabilmente il filtro con il quale lo spettatore si approccia al film e al suo procedere. Per questo si può anche definire il film come un horror psicologico, dato che le domande sulla realtà o meno di quello che si vede possono trovare risposta nella complessità del cervello e della sua fragilità psichica.

Come Mike Einslin però, anche lo spettatore forse dovrà rivedere il suo scetticismo.

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