Piove. Una di quelle pioggerelle estive che durano venti minuti e sembrano infinite, e il suono che fa sui sedili gialli di Piazza Grande somiglia a un applauso sbagliato. Gli impermeabili di plastica si aprono tutti insieme, con quel fruscio riconoscibile. Nessuno si alza. Davanti, lo schermo all'aperto — ventisei metri per quattordici, resta buio ancora per qualche minuto, e l'attesa diventa la cosa più interessante della serata.
Piazza Grande al crepuscolo: perché tutto comincia da ottomila sedili bagnati
La piazza può accogliere fino a circa 8.000 spettatori, e nelle edizioni recenti la proiezione serale si è collocata normalmente intorno alle 21:30. Sono numeri che raccontano una liturgia: il festival, per una manciata di ore, smette di essere una griglia di sale e diventa un unico corpo seduto sotto il cielo.
Qui sta la doppia natura di Locarno, ed è la ragione per cui conviene partire da questo dato per orientarsi. Lo stesso pubblico che alle 21:30 condivide un rito collettivo, poche ore prima si è disperso fra concorsi, programmi di cortometraggi e retrospettive, in sale dove la conversazione critica è tutt'altro che condivisa. La cittadina svizzera funziona come crocevia: il pubblico locale, i cinefili che arrivano con il catalogo già annotato, i compratori che valutano un titolo in base a quanto resisterà fuori dal festival.
La geografia conta più di quanto si creda
Chi arriva la prima volta sottovaluta sistematicamente gli spostamenti. Dal margine di Piazza Grande al GranRex bastano in genere tre o quattro minuti a piedi. Per le sale dell'area del PalaCinema o del FEVI il calcolo cambia: 8-20 minuti secondo il punto di partenza, ai quali va aggiunto un quarto d'ora abbondante fra accessi e controllo del posto.
Tradotto: due proiezioni separate da dieci minuti sul programma non sono due proiezioni. Sono una proiezione e una corsa.
Concorso Internazionale e Cineasti del Presente: due statuti diversi, due modi di guardare
La differenza fra le due sezioni principali non è di qualità. È di statuto, e da lì discende il linguaggio. Il Concorso Internazionale raduna lungometraggi firmati da autori già riconoscibili insieme a opere che mettono deliberatamente in crisi il racconto, la durata o il punto di vista. Cineasti del Presente lavora su un perimetro più stretto e più rivelatore: opere prime e seconde.
È in quel secondo perimetro che si misura il sismografo. Un'opera seconda dice molto di più di un'opera prima riuscita, perché mostra se una scelta formale era un'intuizione o un metodo. Quando in un catalogo trovo tre esordi girati in formato ridotto nello stesso anno, non penso a una coincidenza: penso a una tendenza produttiva che vale la pena seguire per almeno due edizioni.
Come si legge davvero una scheda di catalogo
Nell'ordine: sezione, poi durata, poi crediti tecnici. La sezione stabilisce le aspettative, la durata stabilisce la logistica, i crediti di fotografia e montaggio stabiliscono quasi sempre il livello di ambizione formale.
Attenzione: una proiezione in concorso da 95-125 minuti può prolungarsi di altri 20-35 minuti se seguono l'incontro con il regista e gli interpreti. Due titoli distanti dieci minuti sulla carta diventano una combinazione fragile: uno dei due salterà, e sarà quello che vi interessava di più.
I dialoghi pubblici con gli autori allo Spazio Cinema rendono molto di più se preparati la sera precedente. Bastano una quindicina di minuti, più o meno, per rileggere scheda tecnica, dichiarazione di regia e crediti, annotando una domanda legata a una scelta formale precisa. Una domanda sul formato dell'immagine o sul raccordo sonoro ottiene risposte utili; una domanda sul "messaggio del film" ottiene un comunicato stampa parlato.
Mattine al GranRex: leggere un restauro come si legge un documento
La retrospettiva sta al mattino per due ragioni. La prima è cognitiva: richiede attenzione comparativa, e l'attenzione comparativa alle 22:00 semplicemente non esiste. La seconda è strutturale: il GranRex offre un riferimento storico stabile su cui ancorare il resto della giornata.
Una mattinata efficace ha una forma abbastanza precisa: un film di 85-120 minuti, una ventina di minuti di introduzione o discussione, e venti minuti finali per registrare tre osservazioni — raccordi di montaggio, organizzazione dello spazio, rapporto fra suono e immagine. Tre, non dieci. Le note esaustive non si rileggono mai.
Cosa significa davvero "35 mm" e cosa significa "4K"
Qui serve rigore filologico, perché le diciture ingannano. La sigla 35 mm identifica il supporto di proiezione e nulla di più: non garantisce affatto che si tratti di una copia d'epoca. Per un restauro 4K occorre distinguere tre cose diverse che vengono spesso confuse: la scansione a 4K, il restauro digitale effettivamente eseguito, e il semplice file di proiezione derivato da un master precedente.
Prima della proiezione vale la pena verificare quattro elementi: supporto, fonte del restauro, lingua dei sottotitoli, presenza di un'introduzione. Dove il programma della sezione storica indica il laboratorio e l'archivio di provenienza, la lettura diventa immediatamente più solida; la documentazione storica delle edizioni del festival aiuta a ricostruire quali filmografie sono già state attraversate e con quali criteri.
Una copia restaurata non coincide automaticamente con la versione definitiva voluta dal regista. Negativi incompleti, tagli di censura, montaggi nazionali differenti e colonne sonore sostituite impongono ricostruzioni dichiaratamente congetturali. Le migliori introduzioni lo dicono apertamente; quando non lo dicono, la cautela resta a carico di chi guarda.
Per chi studia cinema, questa è la sezione con il rendimento più alto in assoluto. L'evoluzione del montaggio e della messa in scena si osserva solo confrontando più film dello stesso autore a distanza di poche ore, ed è un esercizio che nessuna piattaforma domestica consente nelle stesse condizioni di proiezione.
Pardi di domani: il laboratorio dove la forma si vede a nudo
Questa sezione si legge per programmi, non per titoli sparsi. È la decisione operativa più utile che si possa prendere sul cortometraggio a Locarno: seguire l'intero blocco.
L'accostamento fra durate, paesi e tecniche rivela ricorrenze che il singolo corto non mostra. Il ritorno al formato analogico. L'uso insistito del fuori campo. Le immagini verticali che entrano nel montaggio come materiale e non come citazione ironica. Sono segnali che si colgono solo nella successione.
Attenzione al calcolo dei tempi: un programma può occupare 70-110 minuti pur contenendo opere di 6-35 minuti. Si prenota il blocco intero, e l'ingresso non si calcola sull'orario teorico del singolo titolo che interessa.
Riconoscere un autore prima del lungometraggio
La verifica minima è composta da tre elementi, e richiede pochi minuti per titolo:
- il cortometraggio in programma;
- la biografia dell'autore;
- i lavori precedenti nell'arco di due o cinque anni.
Fotografia, montaggio e struttura produttiva indicano quasi sempre se esiste già un nucleo creativo destinato a reggere la durata lunga. Quando la stessa direttrice della fotografia firma tre corti consecutivi, il passaggio al lungometraggio è una questione di finanziamento, non di maturità.
Le sezioni Fuori Concorso svolgono una funzione complementare: accolgono documentari ibridi, saggi visivi, opere che sfuggono alle categorizzazioni tradizionali di genere. Sono spesso le proiezioni meno affollate e le più discusse il giorno dopo al tavolino del bar.
Tre priorità, una giornata: montare la griglia oraria
L'errore che vedo ripetersi con maggiore regolarità è l'ambizione di vedere tutto. Quattro visioni integrali richiedono spesso otto o dieci ore complessive fra film, code, spostamenti e incontri: alla terza proiezione l'occhio funziona ancora, il giudizio critico molto meno.
Una giornata sostenibile contiene normalmente 3 lungometraggi, oppure 2 lungometraggi e un programma di corti, distribuiti fra le 09:00 circa e la proiezione serale.
Il confine decisivo non passa fra cinema d'autore e cinema popolare, ma fra appuntamenti difficilmente replicabili — restauri, incontri, programmi di corti, e proiezioni che hanno una seconda fascia oraria recuperabile. Su questa distinzione si costruisce tutto il resto.
- Blocca la retrospettiva mattutina. Molte copie rare hanno meno repliche: è l'elemento più rigido della giornata.
- Scegli due possibilità pomeridiane fra i concorsi, indicandone esplicitamente una come riserva.
- Inserisci Piazza Grande come appuntamento serale, accettando che sia un evento comunitario prima che critico.
Prevedi una mezz'ora di margine fra sedi vicine e qualcosa come 35-45 minuti quando devi attraversare il centro o raggiungere un polo più periferico. Dopo la seconda proiezione, una pausa di 45-60 minuti non è tempo perso: è la condizione perché il terzo film venga effettivamente visto.
Stasera, prima di uscire, apri il programma e compila la griglia di domani su un foglio solo: per ogni scelta annota codice o sezione, sala, ora d'inizio, durata e replica alternativa. È grosso modo un quarto d'ora di lavoro, ed è l'unica operazione che impedisce a un Q&A lungo o a un ritardo di far saltare l'intera giornata locarnese.















