Il mio viaggio in Italia (My voyage to Italy). Martin Scorsese è in assoluto uno dei più geniali cineasti ancora in circolazione. I suoi film sono il cinema e la nostra cultura, e allo stesso tempo trasudano cinema e arte cinematografica da ogni parte.

Il mio viaggio in Italia (1999)

Ecco il motivo de Il mio viaggio in Italia, per concretizzare davvero tutte quelle influenze, tutti quei film e tutti quei nomi del grande cinema italiano che poi, col tempo, sono diventate la base dove costruire il suo: cinema più americano e incentrato spesso sulle trame di Little Italy, ma che allo stesso tempo richiama la cultura e l’arte dello stivale.

Il mio viaggio in Italia di Scorsese: l’amore verso l’Italia e il suo cinema

Scritto assieme a Suso Cecchi D’Amico, già sceneggiatrice per i film di Monicelli o Scola, Il mio viaggio in Italia è un documentario del 1999 voluto fortemente da Scorsese, che in quattro ore illustra il cinema, i film e i grandi autori italiani che ha amato sin da bambino. Come un Goethe saggio e maturo alla fine del ventesimo secolo e sull’inizio del nuovo millennio, il regista italo-americano ci mostra la sua Italia, quella dei cult indimenticabili arrivati fino in America, che l’hanno conquista.

l’America è grande ma l’Italia, in questa chicca, sembra davvero sconfinata. Sarà per tutti i metri e i chilometri di pellicola che Scorsese sceglie, scansiona e commenta con la gioia e l’accortezza di un bambino con il suo gioco preferito. Nel documentario c’è un grande omaggio a quel cinema che si spoglia della sua parte fascista, e diventa Neorealista.

Ci sono i film e i volti che Scorsese rammenta della sua infanzia. Roberto Rossellini e i suoi film sul dopoguerra, Luchino Visconti, i classici di Vittorio De Sica, da Ladri di Biciclette fino a Il giardino dei Finzi Contini, per arrivare alle prime opere di Federico Fellini e quelle di Michelangelo Antonioni. Scorsese delinea i primi tratti di quel volto cinematografico che, grazie ad un impetuoso sviluppo tecnologico e di idee, diventeranno il cervello, le braccia, le mani, il busto, i piedi e il cuore del cinema italiano.

Martin Scorsese e il Presidente Mattarella alla prima italiana di The Irishman

Scorsese è il cinema ma lui stesso vive di cinema. Essendo un uomo modesto, non può nascondere quel retaggio, né l’amore che egli nutre per l’Italia. Il documentario è una confessione più che un semplice omaggio, è un atto, una lettera d’amore con punte di erotismo scanzonato e leggiadro.

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