Dopo Mia madre, uscito nelle sale italiane nel 2015, e il documentario del 2019 Santiago, Italia, Nanni Moretti torna sul grande schermo con un nuovissimo lungometraggio dal titolo Tre piani. Tratta dal romanzo omonimo del 2017 scritto da Eshkol Nevo, la suddetta opera narra le vicissitudini di tre famiglie che abitano in un condominio romano.

Tre piani (2021), regia di Nanni Moretti. Una scena del film.

Vediamo Vittorio (Moretti) e Dora (Margherita Buy), una coppia di magistrati alle prese con un figlio problematico che è reo di aver ucciso una donna a causa del suo stato di ebbrezza. Ci sono poi Lucio (Riccardo Scamarcio) e Sara (Elena Lietti), un marito e una moglie che sono soliti lasciare la loro bambina a due coniugi anziani di nome Giovanna (Anna Bonaiuto) e Renato (Paolo Graziosi). Quando quest’ultimo si perderà con la bambina a causa della demenza senile, Lucio inizierà ad essere ossessionato dall’idea che Renato si sia approfittato della figlia piccola.

Infine ci sono Monica (Alba Rohrwacher) e Giorgio (Adriano Giannini), che, a causa del suo lavoro, è spesso lontano da casa. Di conseguenza Monica, mentalmente instabile, si trova a dover combattere da sola quotidianamente con i propri demoni. Dimenticatevi della caustica ironia presente in film come Bianca, La messa è finita o Palombella rossa. Tre piani è un dramma borghese rigoroso ed algido che mette in scena individui annichiliti dalle proprie nevrosi. L’intento di Moretti sarebbe quello di invitare lo spettatore ad aprirsi al mondo piuttosto che rimanere chiusi in un condominio a vivere esistenze schematiche e pedanti.

Tuttavia, il pluripremiato regista italiano, per la prima volta alle prese con un soggetto non originale, mette troppa carne al fuoco realizzando una pellicola controversa che obiettivamente lascia spaesati. Ci sono, anche grazie all’indiscussa bravura degli attori, momenti di alto cinema, anche se risultano isolati. In alcuni punti sembra quasi che Moretti non sappia che direzione dare al film. Margherita Buy è forse la cosa migliore della pellicola; la sua Dora è un personaggio molto sfaccettato che si vedrà costretta a scegliere tra l’amore per il figlio e quello per il marito. La grande attrice romana simboleggia in maniera sublime la difficoltà del cambiamento che si concretizzerà in un vestito a fiori.

Lo stesso Scamarcio, sempre più bravo, veste i panni di questo giovane padre alle prese con un ossessione che gli rovinerà la vita. Anche la Rohrwacher è, come al solito, bravissima nel dare vita a questa donna fragile e volubile che ha paura di diventare pazza allo stesso modo della madre. Correlato con il significato intrinseco di Tre piani risulta essere il seguente aforisma del noto scrittore australiano Gregory David Roberts: “La paura è l’emozione più difficile da gestire. Il dolore si piange, la rabbia si urla, ma la paura si aggrappa silenziosamente al cuore”.

Margherita Buy, Nanni Moretti e Alba Rohrwacher al Festival di Cannes.

In definitiva quest’ultima fatica di Nanni Moretti è un film riuscito ma solo a metà. Peccato perché le premesse erano ottime ma il lungometraggio non decolla mai. Ma sono fiducioso che l’immarcescibile artista romano non avrà problemi a ritrovare la giusta strada.

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