di Ettore Arcangeli

Il 7 maggio 2017 i francesi saranno chiamati a decidere il futuro della loro nazione. Il ballottaggio tra Marine Le Pen ed Emmanuel Macron sarà uno spartiacque politico, non solo per la Francia ma per tutta l’Europa.

Sì perché tra i due contendenti ci sono delle differenze abissali sul loro programma, sulla loro persona e sulla loro idea di futuro. E in una stagione di cambiamento, come quella inaugurata dalla Brexit, il risultato francese influenzerà sicuramente tutti gli appuntamenti elettorali seguenti.

Per questo mai come prima d’ora l’attenzione internazionale è massima, e pure in Italia dove il ballottaggio francese si ritaglia uno spazio non indifferente nonostante le primarie del Partito Democratico e la querelle sulla legge elettorale. C’è febbre di Francia in tutto lo Stivale anche per la novità della competizione. I partiti tradizionali sono infatti fuori dalla sfida finale.

Emmanuel Macron infatti è uscito dal Parti Socialiste e dal suo ruolo nel governo più di un anno fa per presentarsi alle presidenziali alla guida del suo movimento En Marche! . Scommessa vinta.

marine le pen

Dall’altra parte c’ Marine Le Pen, alla guida del Front National. Almeno fino a poco dopo i risultati del primo turno, quando si è dimessa dalla leadership del partito. Probabilmente per abbracciare una maggiore fetta d’elettorato, tradizionalmente spaventato dal Front National. In Francia infatti è tradizione che quando un candidato del Front National arriva al ballottaggio si formi una specie di fronte repubblicano in difesa dei valori della Francia. Il Front, infatti, è spesso accusato di avere un’ideologia discriminatoria e in contrapposizione ai valori della Repubblica. È merito di Marine se il partito fondato dal padre Jean-Marie ha ripulito la sua immagine negli ultimi anni. Passo fondamentale fu l’allontanamento dello stesso padre, reputato un ostacolo alle ambizioni di governo del partito per le sue posizioni estremiste. Jean-Marie, e con lui tutto il Front, è stato spesso accusato di antisemitismo, negazionismo e di essere filofascista. Nel 2015 Jean-Marie dichiarò che le camere a gas usate dai nazisti sono state un semplice “dettaglio della storia” irritando non poco la figlia che stava facendo i salti mortali per pulire l’immagine del partito.

Marine Le Pen si presenta però ai francesi come la protettrice di tutto il popolo francese. Contraria all’Unione Europea e in ottimi rapporti con Mosca, propone la fine del progetto europeo e il recupero della sovranità nazionale. Fortemente contraria all’immigrazione e all’accoglienza, propone la difesa della lingua francese in ogni ambiente della società, dagli asili alle università. Vuole uscire dalla Nato e aumentare le spese militari, tornare al protezionismo e dare nuovo impulso all’industria e all’agricoltura.

Ai francesi potrebbe piacere, ma per ora i sondaggi la danno in svantaggio. Ma davano in svantaggio anche Trump…

marine le pen tricolore

Fatto sta che quasi tutti gli altri candidati al primo turno -gli sconfitti in pratica- si sono schierati a favore di Macron. Fillon e Hamon, candidati dei partiti tradizionali, hanno invitato i loro sostenitori a votare contro la minaccia del Front. Solo Jean-Luc Mélenchon non si è espresso a favore di nessuno dei due candidati. Il nuovo e ultratecnologico leader della sinistra -che ha sfruttato gli ologrammi per tenere più comizi in contemporanea- ha lasciato alla base libertà di scelta, indicendo una consultazione online. Tra le opzioni però non compare quella di votare per Marine Le Pen: o si vota Macron o scheda bianca o si sta a casa. In qualche maniera si è espresso pure lui.

mélenchon olo

A Macron si chiede di fermare l’avanzata di Marine Le Pen come fece Jacques Chirac, che nel 2002 batté al ballottaggio il padre di Marine con un rotondo 80% delle preferenze. Macron però non cerca di rincorrere l’elettorato della Le Pen avvicinandosi alle sue posizioni. Tutt’altro. Anzi, diversamente da ciò che si è visto negli ultimi mesi si fa portatore di un messaggio totalmente fuori moda. O almeno così pare. Il giovane Macron, rampollo dell’élite, sposato con la sua professoressa del liceo -particolarità che ha interessato molti quotidiani e molte televisioni-, porta con orgoglio la bandiera dell’europeismo e di un’idea di futuro totalmente diversa da quella che sembra andare per la maggiore dalla Brexit in poi.

FRANCE

“Forse è scemo” verrebbe da pensare quando si proclama pure a favore dell’accoglienza. Non vuole proprio vincere.

In un paese nazionalista come la Francia parlare di Europa, classi bilingue, accoglienza e politiche ancora più votate all’integrazione europea sembrerebbe un suicidio. Invece a quanto pare questa proposta ha pagato. Anzi, è il nucleo del suo programma politico. Ma chissà se paghi ancora. E se non andasse a buon fine questo potrebbe essere il canto del cigno dell’Unione Europea.

Insomma Emmanuel Macron e Marine Le Pen sono in totale antitesi. Lei pasionaria, lui freddo e glaciale. Lei sovranista, lui europeista. Lei protezionista, lui liberista. Lui ha richiesto, dopo il primo turno, l’unità dei patrioti contro i nazionalisti. Lei ha chiesto ai francesi di difendere la patria.

Entrambi, in caso di vittoria, saranno chiamati a fronteggiare la minaccia jihadista. Minaccia particolarmente forte in Francia, un paese che ha già dato tanto, troppo, in termini di vittime.

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Non è dato sapere chi vincerà.  È certo però che la Francia, e con essa l’Europa, sta per attraversare una nuova stagione di cambiamento. Comunque vada il 7 maggio.

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